Taglio alle stime del Pil 2022 nell'Eurozona - Foto operaio
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Il mese di novembre 2025 consegna un quadro di raffreddamento congiunturale per l’economia reale italiana, con segnali di debolezza sia nell’industria sia nei servizi, pur in un contesto trimestrale che rimane complessivamente positivo. Secondo le stime, il fatturato dell’industria diminuisce dello 0,1% in valore e dell’1,1% in volume rispetto a ottobre, mentre i servizi arretrano dello 0,6% in valore e dello 0,5% in volume, confermando una fase di incertezza della domanda interna.

Nel comparto industriale il calo è il risultato di una dinamica divergente tra mercati. A pesare è soprattutto il mercato interno, che registra una flessione dello 0,4% in valore e dell’1,8% in volume, mentre l’export mostra una moderata capacità di tenuta, con una crescita dello 0,6% in valore e dello 0,2% in volume. Un segnale che indica come, anche in una fase di rallentamento, la domanda estera continui a rappresentare un fattore di stabilizzazione per il sistema produttivo.

Guardando alla composizione settoriale, emergono andamenti molto differenziati. I beni strumentali sono l’unico raggruppamento in crescita congiunturale, segnando un aumento del 2,6% in valore, a fronte di cali per i beni intermedi (-0,8%), i beni di consumo (-1,4%) e, in modo più marcato, per l’energia (-2,6%). Un dato che suggerisce come gli investimenti produttivi mantengano una certa resilienza, nonostante la debolezza dei consumi.

Nel settore dei servizi la contrazione appare più diffusa. Il commercio all’ingrosso registra la flessione più significativa, con un calo dello 0,8% in valore e dell’1,5% in volume, mentre negli altri servizi la riduzione è più contenuta ma comunque generalizzata. Si tratta di un segnale coerente con una fase di prudenza da parte delle imprese e con un ciclo dei consumi ancora fragile.

Il quadro cambia se si allarga l’orizzonte temporale. Nel trimestre settembre-novembre 2025 il fatturato dell’industria cresce dell’1,2% in valore e dell’1,4% in volume, mentre i servizi segnano un incremento più moderato, pari allo 0,4% in valore e allo 0,5% in volume. Un risultato che indica come il rallentamento di novembre non sia sufficiente, da solo, a invertire la tendenza positiva del trimestre.

Su base annua, e al netto degli effetti di calendario, l’industria mostra una sostanziale stabilità in valore e una lieve crescita dei volumi (+0,5%). Anche in questo caso la dinamica è sostenuta dall’estero, con un aumento dell’1,0% in valore e dell’1,1% in volume, mentre il mercato interno resta debole. Nei servizi, invece, il fatturato cresce dello 0,2% in valore ma cala dello 0,5% in volume, segnalando una possibile pressione sui prezzi o un mix di attività a minor intensità reale.

Particolarmente evidente, nella lettura tendenziale, è la distanza tra i diversi comparti industriali. I beni strumentali crescono del 4,6%, confermando il loro ruolo di motore, mentre l’energia crolla dell’11,6% e i beni di consumo (-0,8%) e intermedi (-1,2%) restano in territorio negativo. Nel complesso, novembre restituisce l’immagine di un’economia che rallenta nel breve periodo, ma che mantiene alcuni fondamentali di tenuta, soprattutto sul fronte degli investimenti e delle esportazioni.


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