Acciaierie d'Italia ex Ilva

Acciaierie d’Italia ha presentato al Ministero del Lavoro un’istanza formale per ottenere l’autorizzazione alla proroga della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs) per un massimo di 4.450 lavoratori del gruppo. La richiesta, avanzata nell’ambito della gestione commissariale, decorre dal 1° marzo 2026 e avrà una durata di dodici mesi, confermando il protrarsi di una fase di forte instabilità produttiva e finanziaria per il principale polo siderurgico nazionale.

Il bacino più ampio di lavoratori interessati resta lo stabilimento di Taranto, dove la Cigs potrebbe coinvolgere 3.803 addetti, tra 2.559 operai, 801 impiegati e quadri e 403 intermedi. Misure analoghe sono previste anche negli altri siti del gruppo: Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera, Milano, Paderno e Legnaro, in proporzione ai rispettivi volumi produttivi. Una distribuzione che evidenzia come la crisi non sia circoscritta al solo impianto pugliese, ma abbia una dimensione industriale e territoriale più ampia.

Alla base della richiesta vi è la temporanea cessazione delle attività degli altiforni 1 e 2 e la fermata parziale delle batterie di cokefazione per interventi di manutenzione. A Taranto, l’operatività sarà garantita esclusivamente dall’altoforno 4, una configurazione che consente la continuità minima degli impianti ma non un reale rilancio produttivo. Anche l’avvio progressivo delle strutture oggi ferme, sottolinea l’azienda, non comporterebbe un incremento immediato della produzione, attualmente stimata tra 1,5 e 1,8 milioni di tonnellate di acciaio annue.

Un livello produttivo giudicato insufficiente a coprire i costi fissi, con il rischio concreto di aggravare ulteriormente lo squilibrio finanziario della società. In questo contesto, la Cigs viene indicata come uno strumento necessario per gestire una fase transitoria ancora segnata da incertezze industriali, ambientali e di mercato, in attesa di una soluzione strutturale per il futuro del gruppo.

Le sospensioni, precisa Acciaierie d’Italia, riguarderanno sia il personale diretto sia quello indiretto e saranno gestite attraverso meccanismi di rotazione, con l’obiettivo di contenere l’impatto economico sui lavoratori. L’azienda conferma inoltre l’impegno a proseguire le attività di formazione continua, ritenute essenziali per mantenere le competenze e accompagnare eventuali fasi di riavvio degli impianti.

Parallelamente, è stata avanzata la richiesta di avvio urgente del confronto sindacale, passaggio indispensabile per completare l’iter previsto dalla normativa. Un tavolo che si preannuncia complesso, in un quadro in cui la vertenza Acciaierie d’Italia continua a intrecciare politica industriale, occupazione e sostenibilità economica, restando uno dei dossier più delicati per il governo e per il sistema produttivo del Paese.


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