Il via libera alla firma dell’accordo globale di partenariato e di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur rappresenta “un passaggio di rilievo per il sistema economico europeo e italiano” che può aprire nuove prospettive di crescita per le imprese. A sottolinearlo è Raffaele Marrone, presidente di Confapi Napoli e responsabile Zes, che invita però a una lettura equilibrata dell’intesa, evidenziandone opportunità e criticità.
“Siamo di fronte a un’intesa che arriva dopo oltre vent’anni di confronto negoziale – afferma Marrone – e che mette in connessione due macroaree economiche capaci di generare un mercato potenziale superiore ai 700 milioni di consumatori”. Secondo il presidente di Confapi Napoli, le ricadute economiche dell’accordo possono essere significative: “In termini di incremento degli scambi, le opportunità per industria, manifattura e servizi sono rilevanti, soprattutto per le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo”.
Per Marrone, però, l’apertura dei mercati non può essere disgiunta da una solida architettura regolatoria. “Ogni accordo di libero scambio deve essere costruito su basi di reale equilibrio e reciprocità – sottolinea – altrimenti il rischio è quello di creare squilibri competitivi difficili da sostenere per le imprese europee e italiane”.
Un punto particolarmente sensibile riguarda il comparto agricolo. “Le preoccupazioni espresse da alcune filiere non possono essere sottovalutate – avverte Marrone – parliamo di temi centrali come competitività, sostenibilità ambientale e standard produttivi”. Il timore, spiega, è che l’ingresso di prodotti provenienti da Paesi con regole diverse possa “penalizzare produzioni costruite su qualità, sicurezza e tracciabilità”, valori che rappresentano un asset strategico del Made in Italy.
Da qui la richiesta di strumenti di tutela chiari e operativi. “È fondamentale introdurre meccanismi di salvaguardia efficaci – rimarca il presidente di Confapi Napoli – e clausole che garantiscano una vera reciprocità delle condizioni di accesso al mercato”. Solo in questo modo, aggiunge, l’accordo potrà “rafforzare la capacità competitiva delle imprese e valorizzare le filiere produttive”.
Nel ragionamento di Marrone rientra anche il ruolo delle Zone economiche speciali, che potrebbero beneficiare dell’intesa se adeguatamente integrate nelle strategie di sviluppo. “Accordi di questa portata possono creare nuove opportunità di investimento, anche nelle aree strategiche del Paese – osserva – ma serve una governance capace di accompagnare le imprese e di tradurre l’apertura internazionale in sviluppo concreto”.
“L’obiettivo finale – conclude Marrone – deve essere quello di trasformare questa intesa in uno strumento di crescita equilibrata, capace di coniugare apertura dei mercati, tutela delle produzioni europee e sviluppo sostenibile dell’economia reale”. Una sfida che, secondo il presidente di Confapi Napoli, chiama in causa non solo le imprese, ma anche le istituzioni nazionali ed europee, chiamate a garantire regole certe e condizioni di concorrenza eque.
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