Costanzo Jannotti Pecci, Unione industriali Napoli, Autonomia differenziata

Il tasso di occupazione della Campania resta tra i più bassi d’Europa, nonostante i segnali di ripresa e l’impiego di ingenti risorse, compreso il PNRR. È questo il punto di partenza dell’analisi di Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali Napoli, in vista degli incontri con i candidati alla Presidenza della Regione. “Il divario con il Centro-Nord – ha sottolineato – continua ad essere ampio e riguarda non solo il lavoro, ma anche il tessuto produttivo, i servizi, le infrastrutture e le opportunità per i giovani”.

Secondo Jannotti Pecci, “per cambiare passo occorre rafforzare le condizioni che consentono alle imprese di investire, crescere e creare occupazione stabile”. Ciò significa garantire infrastrutture efficienti, certezza amministrativa, incentivi mirati e soprattutto una governance regionale capace di programmare lo sviluppo piuttosto che gestirlo direttamente, come avvenuto in passato.

Il leader degli industriali napoletani ha posto l’accento sulla necessità di interventi strutturali per consolidare e far crescere il tessuto produttivo, in particolare quello manifatturiero. Centrale, in questa direzione, è il ruolo dei contratti di sviluppo, strumenti fondamentali per stimolare nuovi investimenti e riqualificare le aree industriali. “Occorre agire con decisione – ha detto – dai servizi alle vie di accesso, fino al potenziamento della sicurezza nelle aree produttive”.

Ampio spazio anche alla questione napoletana. Napoli e la sua area metropolitana, dove risiede circa la metà della popolazione campana, devono essere al centro delle politiche regionali. Jannotti Pecci propone una nuova fase di progresso che renda la città “una vera metropoli europea”, pienamente integrata nelle reti dell’innovazione, della sostenibilità e della cultura d’impresa. Serve un piano strategico regionale per valorizzare le filiere di eccellenza, favorire l’innovazione digitale e ambientale, migliorare la qualità dell’offerta turistica e completare i programmi di rigenerazione urbana.

L’attenzione si sposta poi sulle aree interne, che rappresentano oltre metà del territorio regionale ma soffrono spopolamento e carenza di servizi. “Non possiamo pensare a una Campania che cresce a due velocità”, ha ammonito Jannotti Pecci. Fondamentale, per ridurre il divario territoriale, sarà la rinegoziazione del contratto di servizio con Trenitalia, un investimento da 600 milioni di euro per migliorare la mobilità e garantire collegamenti adeguati anche nei centri più isolati.

Sul fronte sociale e ambientale, il presidente dell’Unione Industriali ha chiesto di ridurre le liste d’attesa sanitarie, frenare la “fuga dei pazienti” verso il Nord e rilanciare la medicina di prossimità, valorizzando il contributo del settore privato accreditato. Contestualmente, serve un impegno forte per superare definitivamente l’emergenza ambientale, affrontando in modo risolutivo questioni come lo smaltimento delle ecoballe e la bonifica delle aree contaminate, per “evitare il ritorno dell’incubo Terra dei Fuochi”.

Un passaggio decisivo riguarda infine il sistema portuale e aeroportuale. “Il porto di Napoli può diventare un motore strategico di sviluppo”, ha dichiarato Jannotti Pecci, sottolineando la necessità di potenziare la logistica e i collegamenti multimodali. Allo stesso tempo, ha richiamato l’attenzione sulla grande opportunità dell’America’s Cup e sugli investimenti di Gesac, che ha già stanziato oltre 200 milioni di euro per nuovi terminal e infrastrutture aeroportuali tra Napoli e Salerno. “Il sistema aeroportuale – ha ricordato – contribuisce al 4,2% del PIL regionale e dà lavoro a circa 112.000 persone. È un asset strategico per l’internazionalizzazione della Campania”.

Per Jannotti Pecci, dunque, la sfida per la nuova guida della Regione sarà quella di costruire una visione condivisa e misurabile. “Da Roberto Fico e Edmondo Cirielli – ha concluso – ci aspettiamo impegni concreti, tempi certi e responsabilità chiare. Non parole, ma strumenti e risultati. Il sistema delle imprese vuole essere parte della soluzione, non spettatore”.


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