Giunta regionale della campania
Foto: Facebook Roberto Fico

La nuova legislatura regionale in Campania si apre con un segnale politico netto sul fronte del lavoro. La Giunta regionale, nella sua prima seduta, ha approvato come primo atto di indirizzo legislativo un disegno di legge che introduce una retribuzione oraria minima negli appalti pubblici e nelle concessioni di competenza regionale. Una scelta che colloca il tema della qualità del lavoro al centro dell’agenda istituzionale e che utilizza la leva della spesa pubblica come strumento di politica sociale ed economica.

Il provvedimento stabilisce che in tutte le procedure di gara della Regione Campania, delle ASL, degli enti strumentali e delle società controllate venga attribuito un punteggio premiale alle imprese che si impegnano ad applicare una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro lordi. Si tratta della soglia individuata dall’Istat come discrimine tra lavoro dignitoso e povertà lavorativa. Il meccanismo è costruito in modo progressivo: maggiore è il livello retributivo garantito ai lavoratori, maggiore sarà il punteggio riconosciuto in fase di aggiudicazione, rafforzando così l’incentivo a superare la soglia minima.

Un altro elemento qualificante del disegno di legge è l’aggiornamento annuale dell’importo minimo, pensato per evitare che l’inflazione o il mutare delle condizioni economiche svuotino nel tempo l’efficacia della misura. Il testo sarà ora trasmesso al Consiglio regionale, che dovrà esaminarlo e procedere all’approvazione definitiva.

Nel presentare il provvedimento, il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha rivendicato il valore politico della scelta, ricordando che in Italia un lavoratore su dieci percepisce una retribuzione al di sotto della soglia di povertà lavorativa e che la situazione è ancora più critica in Campania, dove le retribuzioni medie sono inferiori del 26% rispetto alla media nazionale. In questo contesto, ha spiegato Fico, la Regione interviene utilizzando uno degli strumenti più incisivi a sua disposizione, quello degli appalti pubblici, per premiare le imprese che rispettano il principio costituzionale della giusta retribuzione sancito dall’articolo 36 della Costituzione.

Per il presidente, la lotta al lavoro povero non è solo una priorità economica, ma una questione di dignità e diritti. “Il lavoro povero è una contraddizione intollerabile”, ha sottolineato, rivendicando il dovere delle istituzioni di intervenire per ridurre disuguaglianze e precarietà, soprattutto in territori dove il fenomeno assume dimensioni strutturali. Non a caso, l’introduzione della retribuzione minima negli appalti è stata definita uno degli impegni centrali assunti in campagna elettorale e mantenuti fin dall’avvio dell’azione di governo.

Dal punto di vista giuridico e amministrativo, la misura si colloca in un quadro già sperimentato da altre Regioni. L’assessora al Lavoro e alla Formazione Angelica Saggese ha ricordato come Campania, Puglia e Toscana abbiano adottato soluzioni analoghe, sfruttando la propria autonomia in qualità di stazioni appaltanti. Un’impostazione che la Corte Costituzionale ha riconosciuto come legittima, definendola un “uso strategico” dei contratti pubblici per finalità sociali, in coerenza con il diritto europeo e con il Codice dei contratti pubblici.

Il disegno di legge prevede inoltre controlli stringenti sul rispetto degli impegni assunti dalle imprese, con l’applicazione di penali e, nei casi più gravi, la risoluzione del contratto. Un aspetto che mira a evitare effetti meramente dichiarativi e a garantire che gli standard retributivi promessi trovino concreta applicazione nei rapporti di lavoro.

Nel complesso, l’iniziativa della Giunta campana si inserisce nel dibattito nazionale sul salario minimo, anticipando a livello regionale una risposta che il Governo centrale non ha ancora adottato. In attesa di una legge nazionale, la Campania sceglie di agire sul proprio perimetro di competenza, trasformando la politica degli appalti in uno strumento di giustizia sociale e di riequilibrio economico. Un segnale che parla tanto ai lavoratori quanto alle imprese, chiamate a competere non solo sul prezzo, ma anche sulla qualità del lavoro che offrono.


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