Sono entrati in vigore alla mezzanotte canadese – le 6 del mattino in Italia – i contro-dazi imposti da Ottawa su 20 miliardi di dollari di merci provenienti dagli Stati Uniti. Le nuove tariffe, con aliquote comprese tra il 15% e il 50%, rappresentano la risposta diretta alle misure di pari entità introdotte dall’amministrazione del presidente Donald Trump contro diverse categorie di prodotti canadesi.
Il Canada ha applicato un dazio del 50% su una vasta gamma di beni statunitensi: latte, profumi, console per videogiochi, mazze da golf, canne da pesca, acciaio, alluminio e alcuni capi di abbigliamento. Una seconda fascia di prodotti, tra cui formaggi, tappeti e alcuni elettrodomestici, è soggetta a un’aliquota del 25%, mentre carrelli elevatori e stampi industriali rientrano nella categoria dei dazi al 15%.
Ottawa ha scelto di escludere alcuni prodotti ittici, in particolare quelli legati all’industria dell’aragosta, dopo le proteste del settore. Gli economisti prevedono che le nuove misure avranno un impatto significativo sui produttori e sui manifatturieri di diversi Stati americani, tra cui Michigan, Indiana, Wisconsin e Vermont, dove molte aziende dipendono dall’export verso il mercato canadese.
Pur riguardando una quota limitata degli scambi bilaterali – che nel 2025 hanno superato i 700 miliardi di dollari complessivi – i contro-dazi segnano una nuova escalation nella disputa commerciale tra due Paesi tradizionalmente alleati e fortemente interconnessi sul piano economico. La tensione tra Ottawa e Washington si inserisce in un contesto globale caratterizzato da crescenti frizioni commerciali e da una ridefinizione delle catene di approvvigionamento internazionali.
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