La settimana che potrebbe decidere il futuro dell’ex Ilva si apre con un nuovo, durissimo allarme da parte delle imprese del territorio. Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto, parla senza mezzi termini: “Siamo sull’orlo del baratro, ma ancora non c’è un progetto valido”. Una denuncia che arriva mentre proseguono le procedure di licenziamento e Cigs per 1.700 lavoratori del comparto locale, un numero che fotografa la portata della crisi industriale e sociale che sta investendo Taranto.
Greco critica apertamente la narrazione secondo cui si dovrebbe “disinnescare la bomba sociale”, chiedendosi come ciò possa avvenire in assenza di un piano industriale concreto. “Troppe chiacchiere e pochi fatti. Dopo anni siamo ancora senza un progetto e nessuno ci ha mai ascoltato”, afferma, evidenziando la frustrazione di un tessuto produttivo che da tempo chiede certezze e una strategia chiara.
In vista dell’udienza sui ricorsi di AdI in Amministrazione Straordinaria e Ilva in As, Greco auspica che la Corte d’Appello conceda la sospensiva del decreto di chiusura dell’area a caldo, evitando uno stop immediato che avrebbe conseguenze irreversibili. Secondo il presidente di Confapi, solo una sospensione permetterebbe di pianificare l’installazione dei forni elettrici, considerati l’unica strada per coniugare salute, innovazione e occupazione. “In caso contrario, i licenziamenti diventano inevitabili”, avverte.
Il messaggio finale è rivolto al Governo: “Mantenga le promesse. Se si vuole chiudere, si dica come gestire la bonifica. Servono fatti e attenzione ai progetti presentati per il rilancio del territorio, dal porto alla cantieristica navale”. Un richiamo che sottolinea la necessità di una visione complessiva, capace di integrare industria, ambiente e sviluppo locale.
La crisi dell’ex Ilva continua così a generare tensioni e preoccupazioni crescenti, mentre il territorio attende risposte che finora non sono arrivate.
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