I listini dei carburanti tornano a salire, lentamente ma con costanza, e la prospettiva per gli automobilisti italiani si fa più onerosa.
Secondo le elaborazioni del Codacons su dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il prezzo medio della benzina self ha superato la soglia di 1,7 euro al litro, mentre il diesel si attesta a 1,643 euro/litro.
Sulla rete autostradale, la situazione è ancora più pesante: in alcuni impianti della A21 Torino-Piacenza, la verde in modalità “servito” è arrivata a 2,349 euro/litro, con il gasolio a 2,289 euro/litro.
Valori analoghi si registrano anche su tratti della A1 e della A4, dove la benzina viene venduta a 2,299 euro/litro.
Undici regioni oltre la soglia dei 1,7 euro/litro
Alla data del 3 novembre 2025, in 11 regioni italiane il prezzo medio della benzina ha superato 1,7 euro/litro.
In testa la Provincia autonoma di Bolzano, dove la verde tocca 1,760 euro/litro e il gasolio 1,707 euro/litro. Seguono Basilicata (1,734 €/l), Calabria (1,730 €/l) e Sicilia (1,725 €/l).
La Toscana presenta invece il prezzo medio più basso con 1,685 €/l, pur restando ben al di sopra dei livelli medi pre-pandemia.
Tra le regioni più care anche Puglia, Liguria e Valle d’Aosta, dove la verde oscilla tra 1,711 e 1,719 euro/litro, segno di un riallineamento generalizzato verso l’alto lungo tutta la penisola.
Da gennaio scatta la nuova accisa sul gasolio
Ma la vera “stangata” deve ancora arrivare.
Dal 1° gennaio 2026, entrerà in vigore l’incremento dell’accisa sul gasolio di 4,05 centesimi/litro, previsto dalla Legge di Bilancio.
Considerando anche l’IVA al 22%, l’impatto finale sarà di circa 2,47 euro in più per un pieno da 50 litri, equivalenti a +59,3 euro all’anno per chi effettua due rifornimenti mensili.
Il provvedimento interesserà circa 16,6 milioni di automobili diesel su strada in Italia.
Se si aggiunge l’aumento di 1,5 centesimi/litro già scattato a maggio 2025, il rincaro complessivo sul gasolio raggiunge 3,38 euro a pieno, pari a +81,1 euro su base annua per ogni automobilista.
Effetti economici e inflazione energetica
Secondo le associazioni dei consumatori, l’aumento dei carburanti avrà ripercussioni dirette su inflazione e logistica, in particolare nel comparto trasporti e distribuzione alimentare, dove il gasolio resta il combustibile predominante.
L’effetto domino potrebbe incidere di 0,2 punti percentuali sull’indice generale dei prezzi al consumo, aggravando le difficoltà delle famiglie già colpite dal caro-energia e dai mutui in rialzo.
Il Codacons chiede al Governo di ripristinare meccanismi di compensazione temporanea, come la riduzione modulare delle accise legata all’andamento delle quotazioni petrolifere.
Tuttavia, secondo analisti di settore, l’esecutivo appare orientato a mantenere la stretta fiscale, per garantire coperture stabili alla manovra di bilancio.
Una mappa dei prezzi regionali (euro/litro, 3 novembre 2025)
| Regione / Provincia | Benzina | Gasolio |
|---|---|---|
| Bolzano | 1,760 | 1,707 |
| Trento | 1,734 | 1,670 |
| Basilicata | 1,734 | 1,658 |
| Calabria | 1,730 | 1,660 |
| Sicilia | 1,725 | 1,648 |
| Puglia | 1,721 | 1,638 |
| Valle d’Aosta | 1,719 | 1,672 |
| Liguria | 1,718 | 1,669 |
| Friuli Venezia Giulia | 1,712 | 1,660 |
| Sardegna | 1,711 | 1,659 |
| Campania | 1,700 | 1,632 |
| Toscana | 1,685 | 1,636 |
Fonte: Elaborazioni Codacons su dati Mimit (3 novembre 2025)
Conclusione: caro carburanti, un nodo politico oltre che economico
La dinamica dei carburanti torna così a essere un tema politico sensibile, con possibili ripercussioni sulla fiducia dei consumatori e sulla percezione del potere d’acquisto.
Con la prospettiva di nuovi rincari nel 2026, il dibattito tra tutela ambientale, fiscalità energetica e competitività dei trasporti si riaccende, mentre il Paese resta in bilico tra stabilità dei conti pubblici e tenuta sociale.
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