Openai Amazon

OpenAI e Amazon hanno raggiunto un accordo pluriennale da 38 miliardi di dollari per l’accesso a servizi di calcolo cloud e chip Nvidia ad alte prestazioni, segnando la nascita di un nuovo asse strategico nel settore dell’intelligenza artificiale globale.

Lo ha riportato il Wall Street Journal il 3 novembre 2025, sottolineando che si tratta del primo partenariato diretto tra la startup guidata da Sam Altman e il colosso dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos.

L’intesa consentirà a OpenAI di soddisfare la crescente domanda di capacità computazionale, alimentata dall’esplosione dei modelli linguistici avanzati e dalle applicazioni di IA agentica, in cui i sistemi completano in autonomia compiti complessi.


Reazione immediata dei mercati: Amazon +5% nel pre-market

Il mercato finanziario ha accolto la notizia con entusiasmo: le azioni Amazon sono salite di oltre il 5% nel pre-mercato di Wall Street.
Per l’azienda di Seattle, l’accordo rappresenta una vittoria strategica per Amazon Web Services (AWS), che punta a recuperare terreno nei confronti di Microsoft Azure e Google Cloud, dominanti nel segmento AI-as-a-Service.

AWS fornirà a OpenAI infrastrutture ad alta densità di GPU Nvidia già operative entro la fine del 2026, insieme a risorse CPU per l’addestramento e l’esecuzione dei nuovi modelli di linguaggio e di agenti autonomi.


OpenAI diversifica: fine dell’esclusiva Microsoft

L’accordo arriva poche settimane dopo la fine dell’esclusiva cloud con Microsoft, finora partner privilegiato di OpenAI.
La startup ha oggi in essere impegni complessivi per circa 600 miliardi di dollari con Oracle (300 mld), Microsoft (250 mld) e Amazon (38 mld), oltre a un contratto con Google, i cui dettagli restano riservati.

Secondo stime del WSJ, OpenAI dovrebbe generare nel 2025 ricavi per circa 13 miliardi di dollari, una cifra in rapida crescita ma ancora marginale rispetto alla scala degli investimenti necessari per sostenere i nuovi modelli generativi.


Altman: “Serve più potenza di calcolo per crescere”

Il CEO Sam Altman ha ammesso che l’azienda sta affrontando “gravi carenze di capacità computazionale”, un limite che rischia di rallentare lo sviluppo di GPT e dei sistemi di intelligenza artificiale autonoma.

La nostra crescita dipende direttamente dall’accesso a risorse di calcolo scalabili. Questo accordo con Amazon ci consente di accelerare l’evoluzione dei nostri modelli e di offrire nuovi servizi a livello globale”, ha dichiarato Altman in un messaggio interno citato dal quotidiano americano.


Amazon investe 11 miliardi nei nuovi data center per l’IA

Per Amazon, l’intesa consolida la strategia di espansione infrastrutturale già annunciata nei mesi scorsi.
Il gruppo ha pianificato la realizzazione di un campus da 11 miliardi di dollari in Indiana, operativo dal 2026 e già utilizzato da Anthropic, rivale diretta di OpenAI e altra grande cliente di AWS.

Il progetto fa parte di un piano più ampio da 100 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi dieci anni, destinato a rendere AWS il principale fornitore mondiale di capacità IA on demand.


Implicazioni geopolitiche e di mercato

Con questo accordo, Amazon entra pienamente nella nuova “guerra fredda tecnologica” per il controllo dell’intelligenza artificiale globale.
La disponibilità di chip Nvidia e la capacità di offrire calcolo su scala iper-industriale diventano asset strategici, non solo economici ma anche geopolitici, in un contesto di restrizioni sull’export tecnologico tra Stati Uniti, Europa e Cina.

L’intesa con OpenAI potrebbe inoltre ridisegnare gli equilibri nel mercato cloud, spingendo altri grandi player – da Meta a IBM – a consolidare partnership analoghe.


Un nuovo triangolo del potere AI

Con la fine dell’esclusiva Microsoft, l’ascesa di Oracle e ora l’ingresso di Amazon, OpenAI sta costruendo un ecosistema di fornitori cloud multipiattaforma, destinato a sostenere la prossima generazione di modelli GPT e di agenti autonomi.
L’obiettivo, spiega Altman, è “creare un’infrastruttura globale per l’intelligenza artificiale generale (AGI)”, capace di autosostenersi grazie a economie di scala mai viste prima.


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