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Continua a salire la curva delle sofferenze aziendali nel tessuto produttivo italiano. Secondo quanto rileva uno studio condotto da Eurispes sulla base delle elaborazioni dei dati Unioncamere e delle rilevazioni Cribis, la fine del 2025 ha fatto registrare un netto incremento dei fallimenti e del ricorso agli strumenti di regolazione dell’insolvenza. Le liquidazioni giudiziali sono giunte a quota 9.869 procedure, segnando un aumento del 7,2% rispetto ai valori rilevati nel 2024.

Allargando il perimetro all’insieme di tutte le tipologie di crisi aziendale, il volume complessivo delle procedure avviate nel corso del 2025 ha toccato quota 13.470 casi, con una crescita del 15,5% su base annua. Lo studio rimarca una marcata vulnerabilità per il sistema imprenditoriale giovanile e di recente costituzione: circa il 20% delle nuove imprese cessa infatti la propria attività entro i primi ventiquattro mesi dal lancio, confermando i fattori di fragilità strutturale che caratterizzano la fase di avvio del business.

L’analisi evidenzia parallelamente un aumento significativo nell’impiego degli istituti introdotti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Nel 2025 le istanze di composizione negoziata hanno superato quota 1.776, mentre le richieste di concordato semplificato sono quasi raddoppiate, passando dalle 85 del 2024 alle 143 dell’ultimo anno. Sull’applicazione di tali strumenti si concentra la riflessione critica di Eurispes: l’ente di ricerca segnala come una gestione non rigorosa delle procedure di risanamento rischi di trasformarsi in una sorta di “indulto” autogenerato, capace di falcidiare o azzerare posizioni debitorie milionarie maturate nei confronti di privati e, soprattutto, dell’Erario, con ricadute negative a carico della collettività.


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