Il debito pubblico italiano aggiorna ancora una volta il proprio massimo storico. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia nella statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”, a ottobre il passivo delle Amministrazioni pubbliche ha raggiunto quota 3.131,7 miliardi di euro, con un incremento di 50,7 miliardi rispetto a settembre. Un aumento consistente che riporta al centro del dibattito il tema della sostenibilità dei conti pubblici, nonostante il recente miglioramento della percezione dei mercati finanziari.
L’incremento registrato nel mese non è imputabile a un solo fattore. Bankitalia spiega che la dinamica del debito riflette innanzitutto la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro, oltre al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche pari a 18,8 miliardi. A incidere sono stati anche elementi di natura finanziaria, come gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso dei titoli, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e le variazioni dei tassi di cambio, seppur con un impatto marginale.
Il dato si inserisce in un contesto apparentemente contraddittorio. Da un lato, come evidenziato di recente anche dal Fondo monetario internazionale, l’Italia beneficia di uno spread in forte calo e di un costo del debito più contenuto; dall’altro, lo stock complessivo continua a crescere, complice il peso dell’eredità accumulata negli anni e la necessità di finanziare politiche pubbliche e transizione economica.
Sul fronte delle entrate, il quadro mostra segnali di tenuta. A ottobre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,4 miliardi, in aumento del 2,5% rispetto allo stesso mese del 2024. Nei primi dieci mesi del 2025 il gettito complessivo ha raggiunto 462,2 miliardi, con una crescita del 2,1% su base annua. Un dato che conferma una dinamica positiva delle entrate, sostenuta dall’andamento dell’economia e dal recupero di alcune basi imponibili.
Dal punto di vista della struttura del debito, emergono segnali rilevanti. La vita media residua si è leggermente ridotta a 7,8 anni, un elemento che espone maggiormente il Tesoro alle oscillazioni dei tassi nel medio periodo, ma che riflette anche una gestione più attiva del portafoglio. Prosegue inoltre la riduzione della quota di debito detenuta dalla Banca d’Italia, scesa al 18,8%, mentre cresce l’interesse degli investitori esteri: la quota detenuta dai non residenti è salita al 33,9%, rafforzando l’integrazione del debito italiano nei mercati finanziari internazionali.
In calo, invece, la partecipazione degli altri residenti, in particolare famiglie e imprese non finanziarie, la cui quota è scesa al 14,2%. Un segnale che potrebbe riflettere sia la maggiore attrattività di altri strumenti di risparmio, sia una diversa distribuzione della ricchezza finanziaria.
Il nuovo record del debito pubblico non rappresenta una sorpresa, ma riporta al centro una questione strutturale: la sfida per l’Italia non è solo contenere il deficit, ma stabilizzare e ridurre nel tempo lo stock del debito, sfruttando la finestra favorevole offerta da tassi più bassi e da una maggiore credibilità sui mercati. Senza una crescita economica più robusta e duratura, il rischio è che numeri record diventino la normalità, anche in una fase di apparente stabilità finanziaria.











