Il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente non può essere subordinato alle esigenze di produzione industriale. È questo il principio cardine ribadito dalla Corte d’Appello di Milano (sezione specializzata in materia di impresa) che, con un provvedimento di 11 pagine depositato il 5 ottobre 2026, ha confermato la decisione adottata lo scorso luglio ordinando lo spegnimento degli altiforni del siderurgico ex Ilva.
Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Giuseppe Ondei, ha respinto le istanze presentate dalle amministrazioni straordinarie di Ilva S.p.A. e Acciaierie d’Italia Holding, confermando l’impianto del precedente decreto (n. 425/2026).
La prevalenza del diritto costituzionale ed europeo
Nonostante nel corso dell’udienza sia stato evidenziato come l’attività produttiva fosse già in fase di progressiva sospensione, la Corte ha tenuto a precisare che la misura dello spegnimento resta del tutto legittima e prioritaria nel bilanciamento degli interessi in gioco.
Per i magistrati milanesi, l’eventuale stop degli impianti: «Appare – in ogni caso – cedevole rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi […], nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali di diritto interno.»
Irrilevante l’udienza in Cassazione
La Corte d’Appello ha inoltre respinto la tesi delle aziende secondo cui l’imminente udienza dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (fissata per il 20 ottobre 2026) potesse costituire un elemento di novità tale da sospendere o modificare il provvedimento.
Secondo i giudici, il passaggio in Cassazione non rappresenta un “elemento sopravvenuto” e non è in grado di scalzare la primazia della tutela della salute dei cittadini rispetto alle ragioni economico-produttive dell’impianto.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











