Inflazione carrello della spesa consumi

La fotografia scattata dall’Istat sulla ricchezza delle famiglie italiane conferma una ripresa solo apparente. Alla fine del 2024 il patrimonio netto delle famiglie ha raggiunto 11.732 miliardi di euro, in crescita del 2,8% a prezzi correnti rispetto all’anno precedente. Tuttavia, depurando il dato dall’effetto inflattivo, emerge una realtà più fragile: a prezzi costanti la ricchezza resta inferiore di oltre il 5% rispetto ai livelli del 2021, scontando l’impatto della forte fiammata dei prezzi registrata nel 2022.

L’inflazione ha dunque eroso in modo significativo il valore reale del patrimonio accumulato, ridimensionando il potere economico delle famiglie nonostante la crescita nominale. Nel dettaglio, nel corso del 2024 le attività non finanziarie sono aumentate dell’1,9% a prezzi correnti, spinte ancora una volta dal mercato immobiliare. Il valore delle abitazioni è cresciuto per il terzo anno consecutivo, confermandosi il principale fattore di tenuta patrimoniale, soprattutto per i nuclei con maggiore esposizione alla proprietà immobiliare.

Parallelamente, le attività finanziarie hanno segnato un incremento del 3,6%, beneficiando di rendimenti più elevati e di una maggiore diversificazione degli investimenti. Anche in questo caso, però, il recupero non è stato sufficiente a compensare completamente la perdita di valore reale accumulata negli anni precedenti. Il risultato è una ricchezza che cresce nei numeri, ma resta compressa nella sua capacità di sostenere consumi e investimenti.

In questo quadro, i segnali che arrivano dal clima di fiducia offrono un’indicazione moderatamente positiva, seppur prudente. A gennaio 2026 l’indice di fiducia dei consumatori è salito da 96,6 a 96,8, sostenuto da un miglioramento delle aspettative sull’economia nazionale e sulla situazione futura. Le valutazioni sulla condizione personale e sulla fase corrente restano però improntate alla cautela, segno che l’erosione del reddito reale continua a pesare sulle decisioni delle famiglie.

Più marcato il recupero dal lato delle imprese. L’indicatore composito del clima di fiducia è cresciuto da 96,6 a 97,6, trainato soprattutto dai servizi di mercato, dove l’indice è balzato oltre quota 103, e dalla manifattura, in lieve miglioramento. Restano invece segnali di debolezza nelle costruzioni e soprattutto nel commercio al dettaglio, che registra un calo deciso delle valutazioni su vendite e prospettive.

Il quadro che emerge è quello di un sistema economico che prova a consolidare la ripresa, ma deve ancora fare i conti con le cicatrici lasciate dall’inflazione. La crescita della fiducia indica un miglioramento delle aspettative, mentre la dinamica della ricchezza reale segnala che il recupero del benessere economico delle famiglie resta una sfida ancora aperta per il 2026.