Giorgetti e Meloni - Manovra e superbonus def

La stagione delle nomine pubbliche entra nel vivo e si conferma uno dei passaggi più delicati dell’anno politico. Con l’apertura ufficiale della raccolta delle candidature agli organi sociali delle società partecipate dal Ministero dell’Economia, prende forma il nuovo risiko delle cosiddette “poltronissime” di Stato, un confronto che intreccia equilibri di maggioranza, strategie industriali e governance delle grandi imprese pubbliche.

Il dossier è tutt’altro che marginale. Nel 2026 sono quasi cento le posizioni da rinnovare tra consigli di amministrazione e collegi sindacali, distribuite su 21 società direttamente partecipate dal Mef, incluse alcune delle colonne portanti dell’economia italiana. In cima all’agenda ci sono i rinnovi delle big “sisters” come Leonardo, Eni, Enel e Poste Italiane, aziende quotate che operano in settori strategici quali difesa, energia, infrastrutture e servizi essenziali.

Febbraio rappresenta il mese decisivo per la costruzione degli equilibri politici. In queste settimane si intensificano i confronti interni alla maggioranza, con un vertice atteso a breve per avviare la sintesi sui nomi chiave. La prassi consolidata vuole che il governo presenti le liste dei candidati in modo unitario, una scelta che facilita la distribuzione dei posti secondo i pesi politici ma che espone anche l’esecutivo al scrutinio dell’opinione pubblica e dei mercati.

Il calendario è stringente. Le liste per i consigli di amministrazione delle società quotate devono essere depositate almeno 25 giorni prima delle assemblee degli azionisti, che quest’anno si concentrano tra fine aprile e la prima metà di maggio. Con la prima assemblea fissata per il 27 aprile, quella di Poste Italiane, la scadenza operativa per il deposito delle liste è il 2 aprile. Una deadline che impone decisioni rapide e accordi solidi.

Oltre al peso politico, le nomine hanno una rilevanza economica diretta. Le società coinvolte gestiscono asset strategici, investimenti miliardari e migliaia di posti di lavoro. Per questo, negli ultimi anni, si è rafforzata l’attenzione su criteri di competenza, indipendenza e equilibrio di genere, anche in linea con le indicazioni europee sulla corporate governance e con le aspettative dei mercati finanziari. Tuttavia, la dimensione politica resta centrale, soprattutto nelle società a controllo pubblico.

Il confronto sulle nomine si inserisce inoltre in una fase complessa per molte partecipate, chiamate ad affrontare transizioni cruciali: dalla difesa europea e sicurezza industriale, alla transizione energetica, fino alla digitalizzazione dei servizi pubblici. La scelta dei vertici non è quindi solo una questione di equilibri interni alla maggioranza, ma un fattore che può incidere sulle strategie industriali del Paese nei prossimi anni.

La partita delle nomine si conferma così un banco di prova per il governo: un equilibrio sottile tra spartizione politica, credibilità istituzionale e qualità della governance, osservato con attenzione da investitori, opposizioni e autorità di vigilanza. Con l’avvicinarsi delle assemblee, il tempo delle indiscrezioni lascia spazio a quello delle decisioni.


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