Istat. I dati della produzione a Marzo
Foto LaPresse - Mourad Balti Touati 16/10/2019 Melfi (Ita) - Stabilimento FCA Cronaca Nella foto: lo stabilimento FcaPhoto LaPresse - Mourad Balti Touati 16/10/2019 Melfi (Ita) - FCA Factory News The FCA factory in Melfi with an automobile assembly line In the picture: the fca factory

Dopo due mesi di lieve crescita, la produzione industriale italiana registra una battuta d’arresto ad agosto 2025. Secondo le stime diffuse dall’Istat, l’indice destagionalizzato cala del 2,4% rispetto a luglio, mentre la media del trimestre giugno-agosto mostra una riduzione dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

Il calo interessa tutti i principali comparti industriali: energia (-0,6%), beni di consumo e beni intermedi (-1,2% ciascuno) e beni strumentali (-2,2%).
Nel confronto con lo stesso mese del 2024, l’indice corretto per gli effetti di calendario scende del 2,7%, con venti giorni lavorativi contro i ventuno dell’anno scorso.

I settori che crescono e quelli in crisi della produzione industriale

In termini tendenziali, si salvano solo i beni strumentali (+0,7%) e i beni intermedi (+0,2%), mentre arretrano i beni di consumo (-2,3%) e soprattutto l’energia (-8,6%).
A livello settoriale, spiccano la produzione farmaceutica (+16,1%), la fabbricazione di mezzi di trasporto (+9,9%) e quella di prodotti petroliferi raffinati (+7,1%).
La flessione più marcata riguarda invece la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria, in calo del 13,5%.

Il commento

Il mese di agosto segna dunque un’inversione di tendenza dopo i segnali positivi registrati all’inizio dell’estate. Il calo diffuso in tutti i comparti, unito a un trimestre nel complesso negativo, conferma le difficoltà di un settore industriale ancora esposto alla debolezza della domanda interna e al rallentamento europeo.

Solo i comparti legati all’innovazione tecnologica e alla transizione energetica – come la farmaceutica e i trasporti – sembrano mostrare una resilienza strutturale, mentre l’energia sconta gli effetti della riduzione dei consumi e dell’instabilità dei mercati.



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