La Banca d’Italia conferma un quadro di crescita moderata per l’economia italiana. Nel bollettino economico pubblicato il 17 luglio 2026, l’istituto centrale stima per quest’anno un aumento del Pil dello 0,6%, leggermente superiore allo 0,5% indicato in precedenza grazie alla revisione dei conti trimestrali diffusa dall’Istat a fine maggio.
Il ritmo dell’economia, tuttavia, è destinato a rallentare nel 2027, quando la crescita si fermerebbe allo 0,4%, per poi tornare a salire allo 0,9% nel 2028. Bankitalia avverte che “l’incertezza che circonda queste stime è elevata”, con scenari che potrebbero migliorare in caso di un calo più rapido dei prezzi delle materie prime, di un’accelerazione della spesa europea per la difesa e di investimenti più consistenti in digitale e transizione energetica.
Il nodo geopolitico: il rischio Hormuz
La principale minaccia arriva dalle tensioni internazionali. La prosecuzione del confronto tra Stati Uniti e Iran e i ritardi nel ripristino dei flussi energetici attraverso lo stretto di Hormuz rappresentano, secondo Bankitalia, un rischio “particolarmente pronunciato” per la crescita italiana.
Il Golfo di Hormuz è uno dei passaggi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas: qualsiasi interruzione o rallentamento dei flussi si traduce immediatamente in pressioni inflazionistiche e in un aumento dei costi energetici per famiglie e imprese.
Inflazione al 3,1% nel 2026
Per effetto della crisi energetica legata alla guerra in Iran, l’inflazione al consumo in Italia salirebbe al 3,1% nella media del 2026, trainata soprattutto dal rialzo dei prezzi dell’energia. Bankitalia prevede un ritorno verso il 2% nel biennio successivo, in linea con l’obiettivo della Bce.
Nel secondo trimestre l’inflazione si è attestata al 3%, nonostante un impatto “contenuto” sulle bollette e la riduzione temporanea delle accise sui carburanti. Tuttavia, le aspettative di inflazione sono aumentate: famiglie e imprese prevedono un rialzo dei prezzi nel breve periodo, pur restando sotto i livelli registrati nel marzo 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Le imprese, in particolare, indicano un incremento dei propri listini nei prossimi dodici mesi pari al 2,4%, segnale che la pressione sui prezzi potrebbe proseguire anche nella seconda metà dell’anno.
Un’economia che resiste, ma sotto pressione
Il bollettino conferma che l’economia italiana continua a crescere, seppur lentamente, in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei prezzi energetici e rallentamento del commercio internazionale. La resilienza del sistema produttivo, insieme agli investimenti in digitale e transizione energetica, potrebbe sostenere la ripresa nel medio periodo, ma la traiettoria resta fragile e fortemente dipendente dagli sviluppi nel Golfo di Hormuz.
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