Quasi due miliardi di euro di investimenti pubblici in tre anni, oltre 2,3 miliardi di ricavi annui, più di 619 mila imprese coinvolte e un milione di ettari coltivati. L’olivicoltura italiana continua a rappresentare uno dei pilastri del Made in Italy. Eppure il valore economico di questo patrimonio non si esaurisce nella produzione di olio. Dietro questi numeri si nasconde una domanda che riguarda le aree olivicole del Paese: stiamo valorizzando davvero tutto ciò che un ulivo può offrire?
Nel Cilento e nella Piana degli Ulivi Monumentali in Puglia esistono uliveti secolari e monumentali che costituiscono un patrimonio paesaggistico di straordinario valore, spesso inseriti in contesti di pregio ambientale e storico. Luoghi che potrebbero diventare il fulcro di percorsi di oleoturismo, educazione ambientale ed eventi culturali, contribuendo a destagionalizzare i flussi turistici ed a creare nuove opportunità economiche.
Ma quanto vale davvero un ulivo secolare?
La risposta più spontanea sarebbe misurarne il valore in base alla produzione di olive ed alla qualità dell’olio. In realtà, un ulivo secolare genera molto di più e gli aspetti da considerare sono diversi.
Nell’economia contemporanea non conta soltanto ciò che un bene produce materialmente. Conta anche la sua capacità di generare esperienze, attrarre visitatori, rafforzare un marchio territoriale e creare opportunità economiche. Da questo punto di vista, un ulivo secolare è un asset strategico: un patrimonio naturale che può produrre valore ben oltre il raccolto annuale.
Se il valore dell’olio si misura in produzione, export e fatturato, esiste però un’altra economia, meno evidente ma altrettanto importante. È quella che nasce attorno agli ulivi secolari: alberi che non producono soltanto olive, ma identità, turismo, cultura ed attrattività territoriale. In aree come quelle del Cilento in Campania e della Piana degli ulivi monumentali in Puglia, dove il paesaggio olivicolo rappresenta un tratto distintivo del territorio, questi alberi possono diventare un vero motore di sviluppo.
Un ulivo secolare produce olive. Ma produce anche turismo, identità, investimenti e persino valore economico per il territorio. Nell’economia contemporanea, infatti, il patrimonio naturale non è più soltanto qualcosa da conservare: è un capitale capace di generare ricchezza diffusa. E, se pensiamo, ad esempio, alla terre del Cilento e della Puglia, con i loro ulivi monumentali ed i paesaggi rurali, potrebbero custodire un patrimonio economico ancora in parte inesplorato.
L’ulivo come “capitale”
Gli economisti parlano sempre più spesso di “capitale naturale”: beni ambientali che, se tutelati e valorizzati, producono benefici economici nel tempo. Un ulivo secolare è un esempio perfetto. Non può essere sostituito in pochi anni ed il suo valore aumenta proprio con il trascorrere del tempo. A differenza di molti beni produttivi, non si deprezza: diventa più prezioso.
Un uliveto produce turismo
Sempre più viaggiatori scelgono destinazioni capaci di offrire esperienze autentiche. Passeggiare tra uliveti secolari, visitare frantoi storici, partecipare alla raccolta delle olive o degustare oli di qualità significa vivere il territorio attraverso le sue tradizioni. In questo modo l’ulivo diventa un’attrazione turistica al pari di un borgo storico o di un castello.
Identità
Alberi che raccontano secoli di storia contadina, tradizioni familiari e tecniche agricole tramandate di generazione in generazione. In un mercato globale, questa autenticità rappresenta un vantaggio competitivo che quasi nessun altro territorio può replicare.
Attrattività ed investimenti
Un aspetto di cui poco si parla riguarda il modo in cui un uliveto contribuisce a rendere il territorio più attrattivo sia per chi sceglie di viverci sia per chi decide di investire nel turismo e nell’ospitalità.
Le aree agricole ben conservate, i paesaggi storici e gli uliveti monumentali aumentano l’attrattività di un territorio. Chi acquista una casa per viverci, investire od aprire una struttura ricettiva sceglie anche il paesaggio che la circonda. Un territorio che costruisce un marchio forte attorno ai propri ulivi diventa più attrattivo per investimenti in agriturismi, ospitalità diffusa, frantoi moderni, ristorazione di qualità, eventi culturali, percorsi turistici ed imprese dell’enogastronomia. L’ulivo diventa così il punto di partenza di un vero ecosistema economico.
Occupazione
Ogni filiera costruita attorno agli ulivi secolari genera nuove opportunità professionali.
Non soltanto agricoltori e frantoiani, ma guide ambientali, operatori turistici, ristoratori, artigiani, produttori locali, comunicatori ed imprese culturali. L’economia degli ulivi è, prima di tutto, un’economia delle persone. Una filiera che crea lavoro senza consumare nuovo suolo e che valorizza competenze già presenti nei territori.
Cultura
Ogni ulivo secolare è un archivio vivente. Ha attraversato guerre, cambiamenti climatici, trasformazioni economiche e sociali. Può diventare luogo di eventi culturali, laboratori per le scuole, percorsi didattici ed iniziative artistiche, rafforzando il legame tra comunità e territorio.
La biodiversità come capitale economico
Un uliveto secolare non è soltanto un insieme di alberi. È un ecosistema che custodisce biodiversità, tutela il paesaggio, contrasta l’erosione del suolo e contribuisce alla resilienza climatica. Benefici ambientali che oggi assumono un valore economico sempre più riconosciuto dalle politiche europee e dagli investitori.
Se gli ulivi scompaiono
Per tutti questi motivi abbandonare uliveti storici non significa soltanto perdere produzione agricola, vuol dire rinunciare ad un patrimonio paesaggistico, culturale ed economico costruito in secoli di storia.
Recuperare un ulivo monumentale richiede decenni, spesso secoli. Per questo la loro tutela rappresenta non solo una scelta ambientale, ma anche una strategia di sviluppo.
Le radici del futuro nel passato
È forse, dunque, arrivato il momento di cambiare prospettiva.
Per troppo tempo abbiamo misurato il valore di un ulivo soltanto in litri di olio. Oggi sappiamo che può generare molto di più: turismo, cultura, identità, investimenti e qualità della vita.
In un’epoca in cui i territori competono anche attraverso la loro capacità di raccontarsi, gli ulivi secolari non sono soltanto un’eredità del passato. Possono diventare uno degli investimenti più lungimiranti per il futuro dell’intero Mezzogiorno.
di Alessandra Romano
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