Massimo Marengo

Il decreto Bollette rappresenta un primo passo nella direzione giusta, ma non basta a risolvere il nodo strutturale del costo dell’energia per le piccole e medie imprese italiane. È questa la posizione espressa da Confapi nel corso dell’audizione davanti alla X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del Dl Bollette.

A intervenire sono stati il referente nazionale Energia Massimo Marengo e la responsabile Affari legislativi e istituzionali Stefania Multari. Il giudizio sull’impianto del provvedimento è prudenzialmente positivo, ma accompagnato da un richiamo alla necessità di superare la logica emergenziale. “Si tratta di una prima risposta concreta, ma non sufficiente”, è stato sottolineato, evidenziando come il tema del costo dell’energia continui a rappresentare uno dei principali fattori di perdita di competitività per il sistema produttivo delle PMI.

Il dato richiamato in audizione fotografa un divario significativo: prezzi dell’energia oltre i 104 euro per MWh in Italia contro circa 27 euro per MWh in Spagna. Un differenziale che incide direttamente su margini, investimenti e capacità di innovazione del tessuto manifatturiero, già sottoposto alla pressione dei mercati internazionali. Per Confapi, il costo energetico non è una variabile congiunturale, ma un fattore strategico che richiede un piano energetico nazionale organico, capace di offrire certezze di medio-lungo periodo.

Tra le misure apprezzate figura l’estensione del taglio degli oneri di sistema (ASOS) alle utenze in Media e Alta Tensione per le PMI industriali non energivore ad alto consumo. Una scelta considerata coerente con l’obiettivo di alleggerire la bolletta di imprese che, pur non rientrando nella categoria degli energivori, registrano costi energetici tali da comprometterne la competitività.

Valutazione positiva anche per l’articolo dedicato ai Power Purchase Agreement. L’introduzione di garanzie pubbliche tramite il GSE e SACE, insieme ai servizi di aggregazione della domanda e ai percorsi formativi, viene considerata un passo avanti nell’accesso delle PMI ai contratti di lungo termine per l’acquisto di energia. Tuttavia, secondo Confapi, l’efficacia della misura dipenderà dalla capacità di adattarla alle caratteristiche delle imprese di minori dimensioni. Vengono quindi sollecitate premialità per le micro e piccole imprese, semplificazioni nei requisiti di accesso e forme di garanzia collettiva, oltre alla possibilità di contratti di durata intermedia, tra i cinque e i sette anni, con meccanismi di flessibilità in caso di mutamenti normativi o di mercato.

Un ulteriore punto critico riguarda l’articolo dedicato ai costi ETS e alla trasparenza dei prezzi. Pur apprezzando il rafforzamento del ruolo di vigilanza di ARERA, Confapi sottolinea che la sterilizzazione dei costi ETS è efficace solo se il beneficio si trasferisce integralmente sulle bollette delle imprese. Da qui la richiesta di report periodici sugli effetti concreti delle misure e il sostegno alla revisione del sistema ETS ed ETS2, con una sospensione fino a una revisione sostanziale dei parametri sulle quote gratuite.

Il messaggio finale è chiaro: il Dl Bollette 2026 costituisce una base di partenza, ma non risolve il paradosso competitivo italiano. Senza un intervento strutturale sul mix energetico, sui meccanismi di compensazione e sulla stabilità normativa, le PMI continueranno a operare in condizioni di svantaggio rispetto ai concorrenti europei. La sfida non è solo contenere i costi nel breve periodo, ma costruire un quadro energetico stabile e competitivo per sostenere crescita e occupazione.


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