Export

Il mese di febbraio 2026 restituisce un quadro articolato per il commercio estero italiano, segnato da una dinamica divergente tra esportazioni e importazioni. Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’export cresce del 2,6% su base mensile, mentre l’import registra un incremento più marcato pari al 3,5%. La spinta alle vendite all’estero proviene quasi esclusivamente dai mercati extra‑Ue, in aumento del 5,3%, mentre l’export verso l’Unione europea rimane sostanzialmente stabile.

Nel trimestre dicembre 2025 – febbraio 2026, l’export aumenta dello 0,9%, mentre l’import si riduce dell’1,3%, segnalando un progressivo riequilibrio dei flussi commerciali dopo mesi di volatilità. Su base annua, tuttavia, le esportazioni risultano quasi stazionarie in valore (-0,2%) e in calo in volume (–2,2%). La tenuta dell’export è il risultato di una crescita verso i mercati extra‑Ue (+2,8%) compensata da una contrazione verso quelli Ue (–2,9%).

L’import, invece, registra una flessione tendenziale dell’1,3% in valore, più accentuata per l’area Ue (–2,0%) rispetto ai mercati extra‑Ue (–0,3%). In volume, però, le importazioni crescono dello 0,4%, segno che la riduzione dei valori è legata soprattutto al calo dei prezzi internazionali.

A frenare l’export sono alcuni comparti chiave: i mezzi di trasporto esclusi gli autoveicoli crollano del 22,1%, gli articoli sportivi e strumenti musicali del 12,1%, mentre il coke e i prodotti petroliferi raffinati segnano un –18,2%. Al contrario, i contributi positivi più rilevanti arrivano dai metalli di base e prodotti in metallo, in forte crescita (+30,7%), e dagli articoli farmaceutici (+3,0%).

Sul piano geografico, i contributi negativi maggiori provengono da Germania (–15,4%), Spagna (–15,3%), Turchia (–27,0%) e Regno Unito (–13,6%). In controtendenza, crescono in modo significativo le esportazioni verso Svizzera (+33,2%), Stati Uniti (+8,0%) e paesi OPEC (+14,5%). Nei primi due mesi dell’anno, l’export complessivo cala del 2,2%, penalizzato soprattutto dai mezzi di trasporto e dai prodotti petroliferi.

Il saldo commerciale migliora, attestandosi a +4,944 miliardi di euro, superiore ai +4,444 miliardi di febbraio 2025. Il deficit energetico si riduce sensibilmente (–3,466 miliardi, contro i –5 miliardi dell’anno precedente), mentre l’avanzo dei prodotti non energetici scende a +8,409 miliardi.

Sul fronte dei prezzi, a febbraio i prezzi all’import aumentano dello 0,4% su base mensile, ma restano in calo del 3,4% su base annua. L’aumento mensile è trainato dal rialzo dei prezzi dell’energia – petrolio greggio e gas naturale – e dei beni intermedi, in particolare i metalli, provenienti dall’area non euro.

Il quadro complessivo mostra un commercio estero in fase di transizione: l’export tiene grazie ai mercati extra‑Ue e ai settori più dinamici, mentre l’import risente ancora della debolezza dei prezzi energetici. Il miglioramento del saldo commerciale rappresenta un segnale positivo, ma la flessione dei volumi esportati e la debolezza dei principali partner europei restano elementi di attenzione per i prossimi mesi.


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