Una fotografia complessa sulle componenti dell’economia informale, dell’evasione fiscale e dell’illegalità nel tessuto produttivo italiano. Secondo l’ultimo report dell’Istat sull’Economia non osservata tra il 2021 e il 2024, il valore aggiunto generato dalle attività sommearse e illegali ha raggiunto la cifra di 218,2 miliardi di euro, registrando una lieve crescita nominale dello +0,3% su base annua (+600 milioni di euro rispetto al 2023).

Nonostante l’incremento assoluto, l’espansione del Prodotto Interno Lordo a prezzi correnti (+3,2%) ha consentito un calo dell’incidenza dell’economia non osservata sul PIL, scesa al 9,9% dal 10,2% dell’anno precedente, riportando il dato al di sotto della soglia psicologica del 10%.

La composizione del sommerso: cala la sotto-dichiarazione, schizza il lavoro irregolare

Il quadro tracciato dall’Istat rileva un’importante mutamento strutturale nelle componenti dell’economia informale:

  • Sotto-dichiarazione dei Redditi: Il valore aggiunto occultato tramite comunicazioni errate di fatturato e costi diminuisce dello 0,6%, attestandosi a 107,6 miliardi di euro (pari al 49,3% dell’economia non osservata);
  • Lavoro Irregolare: In netta controtendenza, il valore aggiunto derivante dall’impiego di manodopera non regolare registra un salto del +3,9% (+3,1 miliardi di euro), salendo a 80,3 miliardi di euro (36,8% del totale non osservato);
  • Attività Illegali e Altre Componenti: In progressivo e costante calo sia la quota dell’economia illegale (droga, prostituzione e contrabbando), scesa a 19,8 miliardi di euro (-0,9% e pari al 9,1% del totale), sia l’impatto di fitti non dichiarati e mance (-13,1%, a 10,6 miliardi).

Tasso di irregolarità al 13,1%: oltre 3,2 milioni di posizioni lavorative a rischio

L’elemento di maggiore criticità sociale del report Istat riguarda l’espansione del lavoro nero e irregolare. Nel 2024 le Unità di Lavoro a tempo pieno (ULA) in condizione di irregolarità si attestano a 3 milioni e 277 mila, con un incremento netto di oltre 145 mila unità (+4,6%) rispetto al 2023.

Il tasso di irregolarità complessivo sale al 13,1% (dal 12,7% dell’anno precedente), spinto dal forte aumento della componente dipendente (+5,4%, pari a +121,8 mila ULA), cresciuta a un ritmo triplo rispetto alla forza lavoro regolare. Il tasso di irregolarità per le posizioni dipendenti tocca il 13,2%, mentre tra i lavoratori indipendenti raggiunge il 12,7%.

Dinamiche settoriali: torna a crescere il sommerso nelle Costruzioni, picco nei Servizi alla Persona

La distribuzione del sommerso economico risente della specificità dei mercati di riferimento, mostrando spiccate differenze tra i vari comparti produttivi:

  1. Altri Servizi alla Persona: Registrano il tasso di irregolarità più alto del Paese con il 41,4% delle ULA non regolari e un’incidenza del sommerso pari al 30,7% del valore aggiunto del comparto, trascinato dalla componente del lavoro domestico;
  2. Agricoltura, Silvicoltura e Pesca: Il tasso di irregolarità sale al 18,4%, con un valore aggiunto sommerso (generato unicamente da lavoro nero) pari al 15,2% del totale di settore;
  3. Commercio, Trasporti, Alloggio e Ristorazione: L’incidenza del sommerso sfiora il 18,5% con un tasso di irregolarità del 15,5%;
  4. Costruzioni: Dopo un triennio di contrazione, torna a salire il sommerso economico nel settore edile, la cui incidenza passa dal 16,5% al 17,7% del valore aggiunto, con un tasso di lavoro irregolare al 13,6% (+0,8 p.p.).

Complessivamente, circa il 62% delle unità di lavoro irregolari nazionali si concentra nei settori del Commercio, Ristorazione e Servizi alla Persona.


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn