Il caso del delitto di Garlasco, che dal 2007 continua a interrogare l’opinione pubblica e la giustizia italiana, torna al centro dell’attenzione con una rivelazione potenzialmente decisiva. I risultati delle nuove analisi scientifiche effettuate sul tampone orofaringeo prelevato dal corpo di Chiara Poggi, durante l’incidente probatorio disposto nell’ambito della nuova inchiesta, hanno individuato un profilo genetico maschile sconosciuto, al momento identificato con la sigla “Ignoto 3”.
Il DNA in questione non appartiene né ad Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara condannato in via definitiva e attualmente in carcere, né ad Andrea Sempio, amico della vittima e nuovo indagato nel procedimento riaperto dalla Procura di Pavia per omicidio in concorso. Su cinque campioni analizzati, uno è risultato compatibile con l’assistente del medico legale che nel 2007 condusse l’autopsia, tre sono illeggibili, ma il più rilevante è proprio il quinto: un cromosoma Y non attribuibile a nessuno degli individui finora coinvolti.
Questo elemento non solo riaccende interrogativi rimasti irrisolti per quasi due decenni, ma potrebbe incidere significativamente sulla narrazione giudiziaria costruita finora attorno al caso. La presenza di un DNA estraneo alla cerchia degli indagati e ai professionisti coinvolti negli esami sul corpo di Chiara indica, secondo gli inquirenti, la necessità di ampliare il perimetro delle indagini. Sarà dunque fondamentale riesaminare non solo chi frequentava casa Poggi nei giorni precedenti e successivi al delitto, ma anche i tecnici e operatori che hanno manipolato il materiale probatorio nel corso degli anni.
Un ulteriore punto critico riguarda il confronto con il DNA ritrovato sotto le unghie della vittima, su cui da tempo si concentrano gli accertamenti. Anche in questo caso, emerge che “Ignoto 3” non coincide con il profilo genetico già definito come sconosciuto e nemmeno con quello di Sempio, che su questo punto rimane oggetto di attenzione investigativa. L’accertamento specifico sulle unghie sarà al centro di un nuovo momento probatorio, atteso dopo l’estate, e potrebbe rappresentare un passaggio cruciale per la nuova inchiesta.
Il quadro che si delinea è dunque quello di una vicenda ancora irrisolta, in cui le nuove tecnologie genetiche potrebbero finalmente far emergere verità rimaste sepolte dal tempo e dalle incertezze processuali. La giustizia, 18 anni dopo, potrebbe essere chiamata a riscrivere una delle pagine più controverse della cronaca giudiziaria italiana.
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