L’Italia entra nel 2026 con una certezza: consumare meno è diventato un valore sociale, non soltanto una risposta alle difficoltà economiche. È quanto evidenzia l’anteprima digitale del Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani, presentata a Milano, che fotografa un Paese fermo, quasi cristallizzato rispetto a vent’anni fa, dove nuove regole e nuove priorità stanno ridisegnando il rapporto tra cittadini e mercato.
Secondo il Rapporto, il 65% degli intervistati considera il “non consumo” un valore, legato alla lotta agli sprechi e alla ricerca di maggiore sostenibilità. Ma il dato più significativo è un altro: oltre uno su quattro riduce i consumi per scelta personale, non per costrizione. Una tendenza che racconta un cambiamento culturale profondo, in cui la sobrietà diventa stile di vita e forma di autodeterminazione.
A preoccupare, però, è il contesto generale. “Il quadro che emerge è quello di un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà”, osserva Domenico Brisigotti, presidente Coop Italia. Una fotografia che richiama l’attenzione su una domanda interna debole, frammentata e vulnerabile.
Per chi opera nel mercato, la sfida è complessa: intercettare consumatori più attenti, più selettivi e spesso più prudenti. Brisigotti avverte: una possibile – e non auspicabile – ripresa dell’inflazione, alimentata dalla pressione dell’energia, potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti, sia sul piano quantitativo che qualitativo. In altre parole, un ritorno dell’inflazione rischierebbe di comprimere ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie, già provate da anni di rincari e stagnazione salariale.
Il “non consumo”, dunque, non è solo una tendenza: è un segnale politico, economico e sociale. Racconta un’Italia che si difende, che si adatta, che cambia abitudini. Ma racconta anche un sistema che fatica a ripartire, dove la prudenza dei cittadini diventa specchio della fragilità del Paese.
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