Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per Valter Lavitola, respingendo le istanze dei suoi difensori e ribadendo l’aggravante del metodo mafioso nell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. La decisione arriva dopo l’udienza di lunedì scorso, durante la quale l’ex editore ha reso dichiarazioni spontanee assumendosi nuovamente “tutte le responsabilità” come mandante dell’esplosione avvenuta davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Lavitola ha sostenuto di aver avuto con Ranucci “un grande rapporto di amicizia”, spiegando che sperava che quel legame potesse rappresentare “un riscatto sociale” per la sua figura. Ha inoltre affermato che “l’idea della bomba” sarebbe stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato “un mandato in bianco”, precisando però che “non doveva fare male a nessuno”. Una ricostruzione che non ha convinto i giudici, né ha modificato il quadro cautelare.
Gli avvocati Sergio e Arturo Cola avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in Basilicata, ma il Riesame ha ritenuto la misura non compatibile con la gravità dei fatti e con le esigenze investigative ancora in corso.
Parallelamente, la procura di Roma sta approfondendo un nuovo filone dell’inchiesta: i presunti “buchi” nelle chat tra Lavitola e Ranucci, con salti temporali nelle comunicazioni sia prima sia dopo l’esplosione dell’ordigno. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati, che dovranno verificare eventuali cancellazioni, manipolazioni o anomalie nei messaggi scambiati tra i due.
Gli inquirenti, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, stanno inoltre lavorando sul fronte finanziario, analizzando gli affari di Lavitola, compresi quelli legati al settore dei carbon credit in Africa, un ambito che potrebbe rivelare ulteriori elementi utili alla ricostruzione del contesto in cui è maturato l’attentato.
La conferma del carcere e l’ampliamento delle indagini delineano un quadro giudiziario complesso, che intreccia rapporti personali, dinamiche criminali e movimenti economici internazionali. Il procedimento prosegue con l’obiettivo di chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali responsabilità ulteriori rispetto a quelle già ammesse dall’ex editore.
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