Dal palco di Cagliari, durante un incontro dedicato all’Europa insieme a Enrico Letta, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini rilancia un messaggio che intreccia transizione energetica, competitività industriale e responsabilità politica. Il nodo, ancora una volta, è quello delle rinnovabili: dove installarle, come accelerare gli iter autorizzativi e come evitare che la frammentazione territoriale rallenti un processo ormai decisivo per il sistema produttivo.
«Bisogna trovare le aree dove possano essere costruiti gli impianti rinnovabili, le più idonee per i territori», afferma Orsini, ricordando che la transizione non può essere affrontata con approcci ideologici o localismi paralizzanti. Il presidente degli industriali mette in fila una contraddizione che, da anni, pesa sul dibattito pubblico: «Non possiamo pensare che cittadini e imprese si lamentino del caro energia e noi non facciamo nulla per abbassare i costi. Questa è una responsabilità di tutti».
Il tema non è solo ambientale, ma profondamente economico. Orsini avverte che senza una pianificazione seria e senza impianti di dimensioni adeguate, l’Italia rischia di restare indietro rispetto ai Paesi che hanno già investito in grandi infrastrutture energetiche. «Non è giusto fare tanti piccoli impianti», osserva, citando l’esempio della Spagna, dove ha visto installazioni fotovoltaiche ad alta resa capaci di incidere realmente sul costo dell’energia.
Il passaggio più politico arriva quando Orsini lega la questione energetica alla tenuta sociale del Paese. «Se le imprese non rimarranno sul territorio, andranno via, andranno all’estero perché l’energia costa troppo e non sono più competitive», avverte. E aggiunge: «Dopo avremo un problema sociale. E di questo chi se ne occupa?». Una domanda retorica che punta dritto al cuore della discussione: senza energia a prezzi sostenibili, la manifattura italiana rischia di perdere pezzi, con ricadute su occupazione, filiere e territori.
Per Orsini, la risposta non può che essere una: «Questa si chiama responsabilità condivisa di tutta la politica». Un invito a superare veti incrociati, lentezze amministrative e conflitti locali, per costruire una strategia nazionale che tenga insieme sostenibilità, competitività e coesione sociale.
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