La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio l’atto di conclusione delle indagini sul delitto di Garlasco, ritenendolo responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Un passaggio che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e che segna una nuova svolta in una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi vent’anni.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Sempio – all’epoca diciannovenne e amico del fratello della vittima – avrebbe ucciso Chiara con almeno dodici colpi, probabilmente con un martello, agendo con crudeltà e per motivi abietti. Per i pm, il movente sarebbe legato al rifiuto della giovane a un suo tentativo di approccio. Una ricostruzione che la Procura sostiene anche attraverso una serie di elementi tecnici: la nuova BPA, le risultanze dell’autopsia, il Dna sotto le unghie, la traccia palmare 33 e il presunto falso alibi legato allo scontrino.

Il punto più delicato dell’inchiesta riguarda però le intercettazioni ambientali del 14 aprile 2025. Una microspia installata nell’auto di Sempio ha registrato frasi sconnesse che, secondo i pm, costituirebbero una sorta di ammissione indiretta. In quelle parole, l’uomo avrebbe fatto riferimento ai video intimi di Chiara e Alberto Stasi e a una telefonata alla ragazza nei giorni precedenti il delitto, ricevendo un secco “non ci voglio parlare con te”.

La difesa, guidata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, contesta radicalmente questa lettura. “Quelle frasi erano commenti a un podcast sul caso Garlasco”, sostengono i legali, che stanno lavorando per recuperare e analizzare la trasmissione che Sempio stava ascoltando in auto. Le trascrizioni, aggiungono, sono piene di passaggi segnati come “non comprensibile”, e non possono essere interpretate come una confessione. “Lui ci ha dato una spiegazione molto convincente”, afferma Cataliotti, precisando che sarà resa pubblica solo dopo aver raccolto riscontri documentali.

Sempio continua a dichiararsi innocente, negando qualsiasi rapporto con la vittima e qualsiasi visione dei video citati dagli inquirenti. La difesa ha riunito un pool di consulenti per analizzare ogni elemento dell’inchiesta, dalla scena del crimine alle nuove perizie medico‑legali.

Ora si attende di conoscere l’intero impianto probatorio che la Procura ritiene sufficiente per sostenere l’accusa in giudizio. La decisione sul rinvio a giudizio o sull’eventuale archiviazione sarà il prossimo passaggio di un caso che continua a dividere opinione pubblica e specialisti, e che potrebbe aprire un nuovo capitolo processuale a quasi vent’anni dal delitto.


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookXInstagram LinkedIn