Il conto alla rovescia verso il 2026, anno chiave per il completamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, spinge il governo a imprimere una nuova accelerazione. È in arrivo infatti un nuovo decreto Pnrr, concepito per garantire il pieno conseguimento degli obiettivi fissati dal Piano nella sua versione rimodulata approvata a novembre scorso e per ridurre il rischio di ritardi nella fase finale di attuazione.
Il provvedimento si articola in due grandi capitoli: uno dedicato al Pnrr, l’altro alla politica di coesione, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra investimenti europei e capacità amministrativa dello Stato. Il fulcro dell’intervento riguarda la governance del Piano, che viene ulteriormente affinata introducendo criteri più stringenti di responsabilità per il raggiungimento dei target e delle milestone, insieme a un potenziamento strutturale delle pubbliche amministrazioni coinvolte.
In questa direzione si collocano le misure di semplificazione e digitalizzazione delle procedure amministrative, considerate decisive per velocizzare la realizzazione degli investimenti e l’attuazione delle riforme. Il decreto punta a ridurre i passaggi burocratici e a rafforzare gli strumenti di monitoraggio, anche attraverso l’aggiornamento obbligatorio dei cronoprogrammi fisici, procedurali e finanziari sul sistema ReGiS, con dati aggiornati al 31 dicembre 2025.
Accanto agli interventi di sistema, il decreto introduce una serie di norme settoriali che hanno un impatto diretto su cittadini e imprese. Tra le più rilevanti, spicca la novità sulle carte di identità elettroniche per gli ultrasettantenni, che diventeranno valide a vita e utilizzabili anche per l’espatrio. Le carte già rilasciate manterranno validità oltre i dieci anni, ma solo per l’uso sul territorio nazionale e nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Un’altra misura simbolo dell’approccio “sburocratizzante” riguarda l’abolizione dell’obbligo di conservare le ricevute cartacee dei pagamenti Pos. Il decreto riconosce che tali documenti non hanno valore contabile né fiscale e che la loro conservazione decennale rappresenta un onere sproporzionato per cittadini e imprese. Una scelta che si inserisce in una più ampia strategia di razionalizzazione degli adempimenti legati ai pagamenti elettronici.
Sul fronte delle infrastrutture, il decreto apre alla liberalizzazione dei servizi ferroviari Intercity, con l’avvio di una procedura competitiva per l’affidamento dei contratti di servizio pubblico. La ridefinizione dell’ambito dei servizi avverrà sulla base di un’analisi di mercato, in linea con le indicazioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti e con gli orientamenti della Commissione europea, segnando un passaggio significativo nel processo di apertura alla concorrenza del trasporto ferroviario a media e lunga percorrenza.
Rilevante anche l’intervento sull’housing universitario. Il decreto prevede la proroga fino al 31 dicembre 2029 dell’incarico del Commissario straordinario per gli alloggi universitari, per garantire continuità amministrativa e controllo sulla gestione degli studentati realizzati con fondi Pnrr. Il Piano non si limita infatti alla creazione di nuovi posti letto, ma impone anche la gestione a prezzi calmierati per dodici anni, di cui i primi tre finanziati con risorse europee.
Per rafforzare la macchina operativa del Piano, viene inoltre prorogata per tutto il 2026 la durata degli incarichi dirigenziali della Struttura di Missione Pnrr presso la Presidenza del Consiglio, mentre al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vengono assegnate risorse aggiuntive per 700mila euro nel 2026 per le attività di verifica, rendicontazione e monitoraggio degli interventi della Missione 3.
Nel complesso, il nuovo decreto conferma un cambio di passo nella fase finale del Pnrr: meno spazio agli annunci e più attenzione all’esecuzione, con un rafforzamento delle responsabilità, della capacità amministrativa e dei meccanismi di controllo. Una corsa contro il tempo che, da qui al 2026, sarà decisiva non solo per l’utilizzo dei fondi europei, ma anche per la credibilità dell’Italia sul piano europeo.











