Sanità - Sud Italia - tagli

ROMA – Il Servizio Sanitario Nazionale continua a soffrire di un progressivo disinvestimento nel proprio capitale umano, la risorsa fondamentale per trasformare le risorse economiche in assistenza per i cittadini. L’incidenza della spesa per il personale sanitario dipendente e convenzionato sulla spesa sanitaria pubblica complessiva ha registrato una contrazione costante negli ultimi tredici anni, scendendo dal 39,7% del 2012 al 36,9% stimato per il 2025, anno in cui l’esborso assoluto ammonta a 52,2 miliardi di euro.

Se la quota percentuale fosse rimasta invariata ai livelli del 2012, il personale della sanità pubblica avrebbe potuto contare su 36,8 miliardi di euro in più nel periodo compreso tra il 2012 e il 2025, dei quali ben 23,9 miliardi concentrati nel quinquennio tra il 2020 e il 2025. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sottolineato come gli appelli non bastino più a trattenere i professionisti, rendendo indispensabili retribuzioni competitive, orari di lavoro compatibili con la vita privata e reali prospettive di carriera.

La sproporzione tra medici e infermieri e i vuoti sul territorio

Il quadro italiano descritto dal rapporto mette in luce una marcata sproporzione nella composizione del personale sanitario rispetto agli standard internazionali. L’Italia registra la presenza di 5,8 medici ogni mille abitanti, un dato superiore alla media Ocse pari a 4, a fronte però di soli 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media Ocse di 9,7.

L’analisi evidenzia inoltre un’ampia platea di professionisti formati che opera al di fuori del sistema pubblico. Sui 339.256 medici censiti dall’Ocse nel Paese, ben 88.258 non risultano impiegati all’interno del SSN né frequentano percorsi formativi post-laurea. Una dinamica analoga interessa la categoria infermieristica, dove 79.926 professionisti su un totale di 407.750 si collocano fuori dal circuito pubblico. La carenza si riflette in modo critico sulla medicina di base, dove si stima un deficit strutturale di 5.716 medici di medicina generale e di 497 pediatri di libera scelta.

La rincorsa ai “gettonisti” e l’aumento dei costi

Per colmare le carenze organiche nei reparti, il sistema ha fatto un ricorso massiccio ai servizi di fornitura esterna di personale, i cosiddetti “gettonisti”. Nel biennio compreso tra il 2024 e il 2025 il valore complessivo dei contratti stipulati per la fornitura di personale ha raggiunto 1,06 miliardi di euro.

Nell’ultimo anno la spesa per questo tipo di forniture è aumentata del 15%, mentre il valore dei contratti riferito specificamente ai soli medici a gettone ha registrato un’impennata del 62% rispetto all’anno precedente. Cartabellotta ha rilevato come lo stop normativo imposto all’uso dei gettonisti non basti da solo a riportare i medici e gli infermieri nelle corsie degli ospedali pubblici, se non accompagnato da politiche d’attrazione e reclutamento efficaci e strutturali.


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