In un contesto nazionale segnato da forti divari territoriali nell’accesso alle cure e da un dibattito sempre più acceso sul futuro del Servizio sanitario nazionale, i dati del Piano Nazionale Esiti 2025 di Agenas consegnano un segnale controcorrente: l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli si conferma tra i principali centri italiani nella chirurgia oncologica testa-collo, uno degli ambiti più complessi e ad alta specializzazione della medicina contemporanea.
Le rilevazioni, basate sulle Schede di Dimissione Ospedaliera 2024, attestano come il Policlinico federiciano rientri nel ristretto gruppo di strutture capaci di garantire volumi elevati di interventi, multidisciplinarietà e continuità assistenziale, elementi considerati decisivi per la qualità degli esiti clinici in oncologia. In particolare, la Chirurgia Maxillo-Facciale della Federico II è tra i pochissimi centri italiani a superare la soglia dei 100 interventi annui per carcinoma del cavo orale, un parametro che Agenas e la letteratura scientifica internazionale indicano come indice di elevata esperienza clinico-chirurgica.
Un risultato che assume un valore non solo sanitario, ma anche politico ed economico, perché dimostra come investimenti mirati in competenze, ricerca e organizzazione possano ridurre la storica dipendenza del Mezzogiorno dai grandi poli del Centro-Nord. Non a caso, la Federico II risulta seconda in Italia per numero di ricoveri legati ai tumori del cavo orale, confermando un ruolo di riferimento a livello nazionale.
La performance del Policlinico si estende anche ad altri segmenti strategici della chirurgia oncologica. Nella chirurgia dei tumori delle ghiandole salivari, l’AOU Federico II si colloca al quinto posto nazionale, con oltre 120 procedure specialistiche effettuate, risultando prima in Campania per volumi. Un dato che rafforza l’immagine dell’ateneo-ospedale come hub di alta specializzazione in grado di competere con le principali strutture del Paese.
Sul piano sistemico, i numeri evidenziano una crescente attrattività extraregionale e, al tempo stesso, una riduzione della mobilità sanitaria passiva, uno dei nodi strutturali più onerosi per i bilanci regionali del Sud. Ogni paziente curato in loco rappresenta non solo un miglioramento dell’equità di accesso alle cure, ma anche un risparmio di risorse pubbliche e un rafforzamento del capitale umano e scientifico del territorio.
“La qualità dei risultati – ha spiegato il direttore della Chirurgia Maxillo-Facciale, Giovanni Dell’Aversana Orabona – è legata alla capacità di lavorare su grandi numeri, con équipe multidisciplinari e percorsi dedicati”. Una visione condivisa anche dalla direzione generale dell’AOU, che sottolinea come questi risultati siano il frutto di una strategia di lungo periodo orientata all’integrazione tra assistenza, didattica universitaria e ricerca clinica.
In una fase in cui il tema della sanità pubblica è tornato centrale nel dibattito politico nazionale, il caso Federico II dimostra che l’eccellenza nel Sud non è un’eccezione, ma una possibilità concreta, quando governance, investimenti e competenze riescono ad allinearsi. Un modello che chiama in causa le scelte future di politica sanitaria, a partire dal rafforzamento delle reti oncologiche e dalla valorizzazione dei grandi policlinici universitari come motori di sviluppo e innovazione.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn











