Da domani fumare costerà di più. Con l’entrata in vigore delle misure previste dalla legge di Bilancio, scattano i primi rincari sui prezzi delle sigarette, aprendo una nuova fase di aumento graduale della tassazione sui prodotti del tabacco. Il primo produttore a ritoccare i listini è Philip Morris, leader del mercato italiano, con incrementi che arrivano fino a 30 centesimi a pacchetto.
L’effetto più visibile riguarda le Marlboro, che passano da 6,50 a 6,80 euro, ma gli aumenti interessano in generale le sigarette tradizionali, i sigari e il tabacco trinciato. Resta invece escluso dagli aumenti il tabacco riscaldato, come nel caso delle sigarette Terea, confermando una differenziazione fiscale sempre più netta tra i prodotti combustibili e quelli alternativi.
La strategia delineata dal Governo è chiara: incrementare progressivamente il prelievo fiscale sulle “bionde”, sia per ragioni di gettito sia per obiettivi di salute pubblica. Gli aumenti non si fermeranno infatti al 2026, ma proseguiranno anche nel 2027 e nel 2028, secondo un percorso già tracciato nella manovra. Per l’anno in corso, il gettito aggiuntivo atteso è stimato in circa 900 milioni di euro, una cifra rilevante in un contesto di finanza pubblica che richiede coperture strutturali.
Nei prossimi giorni l’impatto sui consumatori diventerà più evidente. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblicherà progressivamente le tabelle aggiornate con i nuovi prezzi per tutte le marche, espresse sia in euro al chilogrammo sia con l’indicazione dell’aumento per singolo pacchetto. La Federazione italiana tabaccai ha già avvisato gli esercenti che le modifiche tariffarie entreranno ufficialmente in vigore dal 16 gennaio 2026, invitando alla massima attenzione nell’adeguamento dei listini.
Sul piano economico, il rincaro rischia di incidere soprattutto sui consumi delle fasce di reddito più basse, mentre resta aperto il dibattito sull’effettiva capacità della leva fiscale di ridurre il consumo di tabacco senza alimentare il mercato illegale. Allo stesso tempo, l’esclusione del tabacco riscaldato dagli aumenti segnala una scelta politica che punta a favorire una transizione verso prodotti considerati, almeno sul piano fiscale, meno dannosi.
In sintesi, l’aumento dei prezzi delle sigarette rappresenta una misura di equilibrio tra esigenze di bilancio e politiche sanitarie, destinata a incidere sulle abitudini dei consumatori e sul gettito dello Stato per i prossimi anni.
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