La trattativa tra governo e sistema bancario sulla manovra sembra avvicinarsi a una svolta. Dopo il confronto di venerdì scorso a Palazzo Chigi, le interlocuzioni sono proseguite in un clima definito da più fonti come “positivo”, soprattutto nell’area governativa più vicina a Forza Italia, che spinge per un compromesso rapido e sostenibile.
Secondo quanto riferito dal capogruppo azzurro al Senato, Maurizio Gasparri, si starebbe orientando verso una soluzione che conferma il rialzo dell’Irap al 2%, scongiurando così l’ipotesi originaria del 2,5% avanzata nelle primissime bozze della manovra. La correzione non sarebbe l’unico contributo richiesto agli istituti: si valuta infatti un ulteriore apporto sotto forma di anticipazione della liquidità, sul modello dell’intervento già sperimentato nella precedente legge di bilancio.
Dal fronte bancario, per ora, nessuna nota ufficiale. Tuttavia, durante l’ultimo confronto con il viceministro Maurizio Leo, l’ABI avrebbe ribadito con fermezza la posizione già espressa nelle scorse settimane: gli istituti riconoscono la necessità di sostenere i conti pubblici, ma l’impatto delle misure fiscali approvate a ottobre viene ritenuto già significativo, tanto da rendere necessario un equilibrio più ponderato. In quest’ottica, l’eventuale stabilizzazione dell’aliquota al 2% viene letta nel comparto come una soluzione meno traumatica rispetto alla proposta iniziale.
Un altro elemento di confronto riguarda la norma sui dividendi, che secondo fonti parlamentari sarebbe in queste ore oggetto di verifica tecnica e possibile revisione nel testo definitivo.
Il dossier, però, non appare politicamente chiuso. La Lega mantiene una posizione più rigida rispetto a Forza Italia e ha già rilanciato l’ipotesi di un prelievo aggiuntivo sul settore bancario, insistendo sulla necessità di aumentare il contributo a fronte dei margini generati dall’aumento dei tassi degli ultimi due anni.
Fonti interne alla maggioranza confermano comunque che un’intesa permetterebbe di liberare risorse aggiuntive per oltre un miliardo, cifra ritenuta decisiva per ricalibrare capitoli sensibili della manovra tra cui welfare, famiglia, pensioni e istruzione.
La giornata di domani potrebbe essere cruciale: se arriverà un via libera politico, gli uffici tecnici del MEF tradurranno l’accordo in forma emendativa già nella prossima finestra parlamentare.
Il clima resta prudente, ma più di un osservatore parla già di “fase di atterraggio”.
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