Con il via libera definitivo dell’Aula di Montecitorio, il decreto Transizione 5.0 diventa legge, segnando un passaggio rilevante nella strategia italiana su innovazione, sicurezza economica e tutela degli asset strategici. Il provvedimento è stato approvato con 156 voti favorevoli e 115 contrari, al termine di un iter parlamentare che ha messo al centro il ruolo dello Stato nell’economia in una fase di profonde trasformazioni tecnologiche e geopolitiche.
Uno dei punti più significativi della nuova normativa riguarda l’evoluzione del golden power, lo strumento che consente al governo di intervenire nelle operazioni societarie considerate sensibili per l’interesse nazionale. Con la Transizione 5.0, tra i criteri per l’esercizio dei poteri speciali entra ufficialmente la sicurezza economica e finanziaria, ampliando il perimetro di tutela oltre la tradizionale dimensione industriale e infrastrutturale.
La legge introduce inoltre un’importante novità procedurale per il settore finanziario. Banche e assicurazioni saranno soggette all’attivazione dei poteri speciali solo dopo il completamento dei procedimenti pendenti presso le autorità europee competenti, in particolare la Banca centrale europea e la Commissione Ue, chiamate a valutare gli aspetti prudenziali e concorrenziali delle operazioni. Una scelta che mira a rafforzare il coordinamento tra livello nazionale ed europeo, evitando sovrapposizioni e conflitti di competenza.
Nel complesso, il decreto si inserisce in una fase in cui l’Italia, come altri Paesi europei, è chiamata a bilanciare apertura ai mercati, attrazione degli investimenti e difesa degli interessi strategici, in un contesto globale segnato da competizione economica, transizione digitale e nuove vulnerabilità finanziarie. La Transizione 5.0 rappresenta così un tassello chiave di una politica industriale che guarda alla modernizzazione del sistema produttivo, ma anche al rafforzamento degli strumenti di controllo pubblico.
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