La Campania è la regione italiana che ha fatto segnare, dal 4 al 6 marzo, il rincaro più elevato (4,4 centesimi di euro al litro) sui prezzi medi della benzina in modalità self service e la terza per quando riguarda il gasolio (+ 11,6 centesimi) fornito con le stesse modalità. Ciò nonostante, la Campania resta ad oggi la regione dove il gasolio self service costa meno (in media 1,890 euro al litro), mentre con 1,759 euro al litro è dodicesima in Italia per la media del costo della benzina self service. A rilevarlo è l’Unione nazionale consumatori, che chiede controlli e la riduzione delle accise. La questione riguarda la crisi in Medio Oriente. Il barile è arrivato alla quotazione di circa 100 dollari al barile ed altri aumenti non sono esclusi. Nel frattempo il governo ha mandato la Guardia di Finanza a fare controlli per evitare speculazioni. Sulla questione abbiamo chiesto un commento a Gaetano La Rocca, presidente Figisc-Confcommercio, che rappresenta gran parte dei distributori regionali campani.
Secondo il suo osservatorio, qual è lo scenario dei prezzi in Campania?
I prezzi sono aumentati con lo scoppio della guerra. Non solo da noi ma in tutta Italia. In Campania abbiamo attualmente un aumento medio di 33 centesimi al litro sul gasolio ed intorno ai 13 centesimi a litro sulla benzina. Nella provincia di Napoli i rincari sono un po’ più bassi mentre nella città sono più elevati. Ancora di più sulle isole. Un picco generale come nel resto de Paese”.
Al distributore il prezzo arriva già fissato. Dove avviene l’aumento?
Noi come benzinai subiamo l’aumento del prezzo del carburante. Siamo penalizzati tre volte. Lavoriamo con margini fissi. Vuol dire che se il prezzo schizza, investiamo di più ma guadagniamo sempre lo stesso. Poi quando i prezzi salgono, vendiamo di meno. Ed infine anche noi siamo consumatori. Il prezzo viene stabilito dalle società petrolifere in base alle quotazioni internazionali”.
L’Unione nazionale consumatori chiede al governo la riduzione delle accise. Che ne pensa?
Una cosa giusta. Una norma che esiste già da anni e si può fare. L’ultima volta risale al governo Draghi con lo scoppio della guerra in Ucraina. Serve un intervento coraggioso”.
Il governo ha messo in atto controlli della Guardia di Finanza contro le speculazioni. Nello specifico a chi sono rivolte queste verifiche?
I controlli sono fatti ai distributori. Ma la speculazione non riguarda noi. Noi siamo obbligati ad osservare i prezzi indicati dalle compagnie petrolifere. In ogni caso possiamo dire che non sono emerse criticità dalle verifiche fatte ai distributori che rappresento. Ciò che si può controllare a noi è la corretta segnalazione del prezzo e che questo sia in linea con quanto comunicato all’Osservatorio del Ministro dell’Economia e delle Finanze”.
Nello stretto di Hormuz la situazione è ancora precaria. Che previsioni ci sono sui prezzi del carburante.
Credo che nel breve termine ci saranno ancora degli aumenti”.
di M.OLA.
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