L’America’s Cup sta arrivando. Bagnoli sarà il palcoscenico principale dove i team avranno le loro basi e una parte del villaggio farà finalmente rivivere l’area dopo decenni di abbandono. Un’area che, nonostante tutto, ha mantenuto viva la sua vocazione legata allo sport grazie al Circolo Ilva Bagnoli, unica struttura superstite del complesso industriale dismesso da inizio anni Novanta del secolo scorso. E che, con immani sforzi quotidiani, consente agli oltre duemila soci di svolgere attività con iniziative socialmente sostenibili. La struttura è il vero accesso per gli sport del mare in quell’area, proprio accanto al grande cantiere del villaggio America’s Cup, ma soffre ancora per alcune storiche criticità che si sta provando a superare. Ne abbiamo parlato con Osvaldo Cammarota, operatore di coesione e sviluppo territoriale, attualmente nel consiglio direttivo del Circolo Ilva Bagnoli come incaricato della comunicazione.

Il Circolo Ilva Bagnoli rappresenta l’unica postazione sul mare per lo sport nel quartiere di Bagnoli, ma l’accesso al mare, salvo che con molte difficoltà per il canottaggio, è ancora precluso. Intanto cos’è necessario per permettere ai tesserati di fruirne a pieno?

Da Coroglio a Pozzuoli c’è la lunga linea di costa che deve essere resa fruibile e permettere a tutti l’accesso al mare. I 170 metri in cui da oltre cento anni si svolgono le attività sportive dell’Ilva, richiedono evidenti interventi di ammodernamento e riqualificazione per consentire un più agevole accesso agli sport del mare, alle persone di tutte le età, senza e con disabilità. Questo è un tratto irrinunciabile e identitario per il Circolo Ilva Bagnoli e, dunque, ci battiamo per questo insieme alle federazioni sportive, a Special Olympics e al CIP.

 

Nei giorni scorsi si è svolta l’inaugurazione del Centro Velico e Cultura del Mare “Carlo Rolandi”. Che ruolo ha avuto questo passo nel percorso di apertura verso il mare del Circolo?

È prevedibile che l’evento della America’s Cup sviluppi ulteriormente la passione per la vela, uno sport profondamente radicato nella storia e nella cultura della nostra città. Il Centro velico che abbiamo inaugurato e intitolato a Carlo Rolandi si chiama “Ilva a Vela”, e già nel nome si capisce il nostro intento di offrire a tutti l’opportunità di praticare questo sport, con una particolare attenzione per le persone appartenenti a fasce sociali più deboli. Pur essendoci l’antica tradizione dei “lanzini”, a Bagnoli mancano attrezzature che permettano di coltivare questa passione e allenare nuovi talenti.

Da quest’anno l’Ilva è anche affiliato alla Federvela. Un fatto simbolico, avvenuto in concomitanza con l’assegnazione dell’America’s Cup a Napoli e i lavori per il villaggio proprio accanto al Circolo. Che importanza ha questa nuova strada intrapresa e come si svilupperà?

In verità la scelta di affiliare il Circolo Ilva anche alla Federazione Vela c’entra poco con l’America’s Cup. È dal novembre 2024 che abbiamo proposto al Comune di Napoli e al Commissariato al PRARU un concept progettuale intitolato “Per gli Sport del Mare a Bagnoli”, prima ancora che si sapesse della America’s Cup. Le esigenze logistiche per ospitare questo evento hanno fatto irruzione negli spazi immediatamente contigui e, per questa ragione, abbiamo riformulato la nostra proposta: vogliamo realizzare il progetto “Il Mare per le Abilità diverse” negli spazi che il Circolo Ilva ha già in concessione.

Ha parlato spesso di necessità di accorciare le distanze tra lo sport d’eccellenza, come l’America’s Cup, e quello degli utenti del territorio di Bagnoli. Cosa significa e come pensate di svolgere questo ruolo?

Credo che l’intero sistema istituzionale, sociale ed economico abbia il compito di costruire una legacy tra l’eccezionalità di questo evento stellare e il territorio; tra l’impulso temporaneo all’economia dei luoghi e il bisogno di mettere le basi per uno sviluppo sostenibile e durevole nel tempo. Diversamente le ottimistiche previsioni sulle ricadute positive resteranno sulla carta. Con le sue proposte progettuali il Circolo Ilva Bagnoli intende apportare un contributo su questo, in coerenza con la sua storia e la sua attuale mission associativa.

Cosa chiede il Circolo Ilva Bagnoli in questo momento storico alle istituzioni e cosa si aspetta?

Chiediamo semplicemente coerenza interna al sistema pubblico. Le nostre proposte hanno raccolto apprezzamenti dall’intera filiera istituzionale; da Ministeri del Governo nazionale alle Istituzioni di governo locale, ma incontriamo impedimenti, lentezze e complicazioni nelle procedure autorizzative per l’attuazione.

Ad esempio, abbiamo chiesto di poter ripristinare uno scivolo a mare che era al servizio della fabbrica sin dal 1920; servirebbe per l’alaggio e il varo delle imbarcazioni a vela e le canoe nell’ambito del progetto “Il Mare per le abilità diverse”. Assodate le finalità sociali e di pubblico interesse, appare stridente la contraddizione tra la velocità con cui a pochi metri di distanza si eseguono lavori ciclopici e la lentezza nel consentire un intervento a zero impatto ambientale ed elevata rilevanza economica e sociale. Questo asincretismo nel sistema pubblico non aiuta a costruire quella legacy a cui accennavo prima. Sarebbe il caso di porvi rimedio, anche a prescindere dal caso specifico che casualmente riguarda il Circolo Ilva.


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