L’Unione europea compie un primo passo verso la creazione della più grande area di libero scambio al mondo. I rappresentanti permanenti dei Ventisette riuniti nel Coreper hanno infatti dato il via libera, a maggioranza qualificata, alla firma dell’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – aprendo la strada a un mercato integrato da oltre 700 milioni di consumatori e con un Pil complessivo vicino ai 20 trilioni di dollari.

Un passaggio politicamente rilevante ma tutt’altro che indolore. Cinque Paesi membri – Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda – hanno votato contro l’intesa, mentre il Belgio si è astenuto. Il voto ha immediatamente innescato proteste diffuse del mondo agricolo, con manifestazioni e blocchi stradali da Milano a Parigi, segno di una frattura profonda tra le promesse macroeconomiche dell’accordo e le paure di settori produttivi che temono di pagare il prezzo più alto.

Il cuore dell’intesa è rappresentato dalla progressiva eliminazione dei dazi su circa il 90% delle merci scambiate tra Unione europea e Mercosur. Per le imprese europee si tratta di un cambio di scenario significativo: oggi alcuni prodotti scontano tariffe estremamente elevate, che arrivano fino al 35% per vino e automobili, al 28% per i formaggi, al 20% per i prodotti industriali, al 18% per quelli chimici e al 14% per i farmaceutici. La rimozione di queste barriere punta a rafforzare la competitività dell’export europeo in uno dei mercati emergenti più rilevanti al mondo.

In parallelo, l’accordo apre le porte del mercato europeo a una maggiore liberalizzazione delle importazioni dal Sud America, soprattutto nel comparto agroalimentare. Carne bovina, pollame, zucchero, riso, frutta e bioetanolo sono tra i prodotti destinati a beneficiare di condizioni di accesso più favorevoli. Un riequilibrio che, secondo Bruxelles, dovrebbe produrre un aumento del 39% delle esportazioni Ue verso il Mercosur, sostenere circa 440 mila posti di lavoro in Europa e generare risparmi annui per quattro miliardi di euro grazie alla cancellazione dei dazi. È inoltre previsto un fondo da 6,3 miliardi di euro per attenuare eventuali perturbazioni dei mercati più esposti.

Proprio qui si concentra però il fronte del dissenso. Le organizzazioni agricole europee denunciano il rischio di una concorrenza ritenuta sleale, legata a standard produttivi e ambientali considerati meno stringenti rispetto a quelli imposti ai produttori Ue. Una preoccupazione che ha spinto i negoziatori a rafforzare le clausole di tutela. L’accordo introduce infatti un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, con una soglia di intervento fissata al 5% dell’impatto sul mercato europeo, ridotta rispetto all’8% inizialmente ipotizzato. Inoltre, le importazioni preferenziali sono già limitate a quote molto contenute, come l’1,5% della produzione Ue per la carne bovina e l’1,3% per il pollame.

Un ulteriore pilastro dell’intesa riguarda la tutela delle indicazioni geografiche: vengono protette 568 Dop e Igp europee e vietate 344 denominazioni imitative, nel tentativo di difendere il valore del Made in Europe. A questo si aggiunge la decisione della Commissione di azzerare i dazi sui fertilizzanti in ingresso nell’Ue, in particolare su ammoniaca anidra e urea, per ridurre i costi di produzione agricola e contenere il malcontento del settore.

Il via libera del Coreper rappresenta tuttavia solo un passaggio preliminare. Il dossier dovrà ora affrontare l’esame della Commissione europea e, soprattutto, il voto del Parlamento europeo, dove le divisioni politiche restano marcate. L’accordo Ue-Mercosur si conferma così un banco di prova cruciale per la strategia commerciale dell’Unione: una scelta tra apertura dei mercati, autonomia strategica e protezione dei settori più vulnerabili, in un contesto globale sempre più competitivo.


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