L’Italia di oggi non assomiglia più, nemmeno lontanamente, a quella del 1861. A dirlo non è una formula retorica, ma l’ultimo approfondimento dell’Istat, “Storiedidati – Le trasformazioni dell’Italia. I consumi cambiano insieme al Paese”, che ricostruisce l’evoluzione economica nazionale dall’Unità a oggi. Il dato più evidente è la crescita del Pil pro capite reale, aumentato di oltre dodici volte in poco più di un secolo e mezzo.
Una crescita tutt’altro che lineare. Nei primi novant’anni dall’Unità, fino al 1951, il Pil pro capite si è poco più che raddoppiato, segnando un progresso lento, frenato da guerre, crisi agricole e un’industrializzazione ancora incompleta. È nella seconda metà del Novecento che l’Italia cambia passo: tra il 1951 e il 2025 il Pil pro capite cresce di circa sei volte, trainato dal miracolo economico, dall’espansione manifatturiera e dall’ingresso delle famiglie nella società dei consumi.
Il quadro, però, si incrina negli ultimi vent’anni. L’Istat parla apertamente di stagnazione, un rallentamento strutturale che ha frenato la capacità del Paese di generare ricchezza e di distribuire benessere.
Consumi privati: cinque volte più alti dal dopoguerra, ma l’inflazione recente pesa
L’andamento dei consumi privati pro capite, anch’essi espressi in termini reali, segue una traiettoria simile. Tra il 1861 e il 1951 raddoppiano, poi quintuplicano nelle decadi successive, accompagnando l’ingresso nelle case italiane di beni e servizi prima impensabili: elettrodomestici, automobili, vacanze, istruzione di massa.
Negli anni più recenti, però, la dinamica si complica. Il decennio 2010-2020 è segnato da una fase di quasi immobilità, seguita dalla brusca caduta durante la pandemia da Covid-19. Il rimbalzo successivo è stato rapido, ma non sufficiente a compensare l’impatto dell’inflazione, che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie e frenato la ripresa dei consumi.
Un Paese trasformato, ma con nodi irrisolti
Il report dell’Istat conferma una verità nota agli economisti: la modernizzazione italiana è stata concentrata in pochi decenni, quelli del secondo dopoguerra, quando il Paese ha corso più veloce di quasi tutta l’Europa. Oggi, invece, la sfida è opposta: recuperare terreno dopo anni di crescita debole, salari fermi e consumi compressi.
Un racconto lungo 160 anni che, numeri alla mano, mostra quanto l’Italia sia cambiata — e quanto resti ancora da fare per tornare a crescere davvero.
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