Lo scontro su Bagnoli entra in una fase ancora più tesa. I comitati cittadini della rete “No America’s Cup” hanno deciso di disertare l’incontro convocato in Prefettura dal prefetto Michele di Bari, formalizzando la loro assenza con una lunga lettera indirizzata alla stampa e alle istituzioni. Il vertice avrebbe dovuto rappresentare un nuovo tentativo di mediazione tra amministrazione comunale, struttura commissariale e cittadini, dopo il primo confronto avvenuto nei giorni scorsi. Ma il dialogo, almeno per ora, si interrompe.
La decisione arriva all’indomani della maxi manifestazione che sabato ha portato in strada quasi 4mila residenti di Bagnoli, un corteo partecipato che ha attraversato il quartiere per chiedere lo stop immediato ai lavori in corso nell’area della colmata a mare, considerati dai comitati pericolosi e non condivisi. Una protesta che segna un salto di qualità nella mobilitazione e che mette sotto pressione Comune e Governo sul futuro di uno dei territori più fragili e simbolici di Napoli.
Nella lettera diffusa, i comitati spiegano che la mancata sospensione dei lavori rappresenta una linea rossa invalicabile. Senza l’interruzione degli interventi, spiegano, non esistono le condizioni minime per avviare qualsiasi interlocuzione. Al centro delle critiche c’è anche quello che viene definito un tentativo “strumentale” da parte delle istituzioni di contrapporre salute e lavoro, collegando le cosiddette clausole sociali della bonifica complessiva con le opere attualmente in corso in vista dell’America’s Cup.
Secondo i residenti, la richiesta è stata chiarita più volte: bonifica integrale, lavoro stabile e sicuro, tutela della salute e del territorio. In questo quadro, la convocazione tardiva di un Consiglio comunale sul territorio viene giudicata insufficiente, soprattutto dopo due anni di silenzi e richieste rimaste senza risposta. Una mossa letta come un tentativo di recupero politico quando, però, le decisioni strategiche sarebbero già state assunte.
Il messaggio dei comitati è netto: qualsiasi riapertura del dialogo sarà possibile solo a lavori interrotti. Serve, sostengono, un cambio di passo che garantisca un futuro sottratto a logiche speculative e affaristiche, restituendo a Bagnoli una prospettiva fondata su ambiente, lavoro, spiaggia e verde pubblico. La contrarietà all’America’s Cup, in questa narrazione, diventa il simbolo di un conflitto più ampio sul modello di sviluppo e sulla governance delle grandi trasformazioni urbane.
Il braccio di ferro istituzionale si fa così più duro. Prefettura e Comune si trovano ora a gestire una frattura profonda con una parte significativa della cittadinanza, in un contesto già segnato da ritardi storici, promesse mancate e una bonifica mai realmente completata dell’area ex Italsider. La sfida, per le istituzioni, sarà evitare che il conflitto degeneri ulteriormente e trovare una sintesi credibile tra grandi eventi internazionali e diritti delle comunità locali. Ma il tempo, e la fiducia, sembrano ridursi rapidamente.
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