L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) ha inflitto una delle sanzioni più pesanti della sua storia: 936 milioni di euro complessivi a sei delle principali compagnie petrolifere attive in Italia – Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil – accusate di aver messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza nella vendita di carburanti per autotrazione.
Secondo quanto emerso dall’istruttoria, avviata in seguito a una segnalazione di un whistleblower, i gruppi si sarebbero coordinati per stabilire in maniera artificiosa il valore della componente bio inserita nel prezzo finale del carburante. Un meccanismo che, di fatto, avrebbe inciso direttamente sul costo pagato dai consumatori e falsato la libera dinamica di mercato.
Le sanzioni nel dettaglio
Le multe deliberate dall’Antitrust sono state ripartite in base alla gravità e alla durata delle condotte accertate: Eni: 336,2 milioni di euro, Esso: 129,3 milioni di euro, Ip: 163,6 milioni di euro, Q8: 172,5 milioni di euro, Saras: 43,7 milioni di euro e Tamoil: 91 milioni di euro
Sono invece rimaste escluse dall’infrazione Iplom e Repsol, che non avrebbero partecipato alle pratiche contestate.
Le reazioni delle aziende
Le prime repliche non si sono fatte attendere. In una nota, Q8 ha espresso “sorpresa per l’esito della procedura”, ribadendo di aver sempre agito “nel pieno rispetto della normativa vigente, compresa quella in materia di concorrenza e tutela del consumatore, e in linea con i più alti standard etici”. L’azienda ha inoltre annunciato di riservarsi la possibilità di impugnare il provvedimento al Tar.
Analoghe mosse legali sono attese anche da altre compagnie, che potrebbero contestare sia la ricostruzione dell’Antitrust sia l’entità delle sanzioni.
Ferma replica è giunta anche dell’Eni alla decisione dell’Antitrust. La società – in una nota – ha definito la decisione “incomprensibile e infondata” e “basata su un totale travisamento dei fatti e del mercato”, nonostante abbia garantito “piena collaborazione e trasparenza”. Per questo l’Eni esprime “fermo dissenso” e preannuncia che “tutelerà le proprie ragioni in sede giurisdizionale” contestando anche la “sanzione abnorme” e il danno reputazionale: “Un simile approccio, purtroppo non nuovo da parte dell’Autorità – afferma inoltre l’Eni – rischia di penalizzare ulteriormente gli investimenti industriali italiani nella transizione energetica”.
Impatti economici e politici
La decisione dell’Autorità arriva in un momento delicato, segnato dal dibattito sulla transizione energetica e sulla gestione dei prezzi dei carburanti, già al centro di tensioni politiche tra governo e opposizioni. Un intervento così rilevante rischia di avere ripercussioni sia sul mercato interno sia sulle relazioni istituzionali tra grandi operatori industriali e autorità di regolazione.
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