Fabio Panetta Banca d'Italia, Bankitalia

Nelle Considerazioni finali del 2026, Fabio Panetta delinea un quadro netto: l’Italia e l’Europa si trovano davanti a una trasformazione tecnologica che può generare crescita o amplificare fragilità già esistenti. L’intelligenza artificiale, insieme a robotica e automazione, rappresenta per il governatore della Banca d’Italia “il terreno decisivo della sfida che abbiamo davanti”, ma il suo impatto non sarà automaticamente positivo. Senza una governance adeguata, avverte, il rischio è che l’innovazione finisca per concentrare potere tecnologico, anziché produrre benessere diffuso.

Panetta insiste sul fatto che “la rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata”, e che l’IA deve restare “al servizio della persona e della società”. Un messaggio che si inserisce nel dibattito europeo sulla regolazione dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di preservare competitività e diritti.

Sul fronte economico, il governatore riconosce che l’Italia ha mostrato “una significativa capacità di tenuta” dal 2019, ma lo slancio si è indebolito. Il deterioramento del quadro geopolitico, i dazi statunitensi e la crisi dell’economia tedesca stanno frenando la crescita. L’escalation nel Golfo Persico rappresenta un ulteriore fattore di rischio: secondo Panetta, negli scenari peggiori potrebbe sottrarre un punto di Pil all’Eurozona nel biennio 2026‑27 e spingere l’inflazione oltre il 6%, con effetti persistenti se non contrastati.

Il governatore richiama le staff projections della BCE, secondo cui, nello scenario di base, la crescita dell’area euro scenderebbe allo 0,9% nel 2026, per poi risalire all’1,5% negli anni successivi. L’inflazione, invece, salirebbe al 2,6% prima di tornare verso l’obiettivo.

Panetta dedica ampio spazio al sistema bancario. Chiede agli istituti prudenza nella concessione dei prestiti, ma mette in guardia da una “restrizione indiscriminata del credito”, che rischierebbe di soffocare imprese già provate dall’incertezza. Invita inoltre a riportare le garanzie pubbliche nate durante il Covid alla loro funzione originaria: correggere fallimenti di mercato e sostenere solo le aziende meritevoli. Il beneficio, sottolinea, deve essere “effettivamente trasferito ai prenditori”.

Sul tema delle aggregazioni bancarie, Panetta apre con decisione: operazioni ben progettate possono creare campioni nazionali più solidi, migliorare la qualità dei servizi e avvicinare la struttura del mercato italiano a quella degli altri grandi Paesi europei. Non cita casi specifici, ma ricorda che in Italia la quota di mercato delle prime cinque banche è ancora inferiore rispetto a Francia e Spagna.

Il governatore affronta poi uno dei nodi strutturali del Paese: la produttività stagnante. Senza un aumento deciso, avverte, l’Italia rischia di restare ancorata a tassi di crescita modesti. E richiama la necessità di ridurre stabilmente il debito pubblico, liberando risorse per istruzione, welfare e sviluppo.

Il tema dei giovani è centrale. Panetta ricorda che tra il 2020 e il 2024 100mila giovani italiani sono emigrati, mentre la spesa in istruzione resta un punto di Pil sotto la media europea. Se non si valorizzano le nuove generazioni, si alimenta un “circolo vizioso”: poca innovazione, poca domanda di lavoro qualificato, scarsi incentivi a investire in competenze. «Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo», afferma.

Infine, l’Europa. Per Panetta, l’Unione ha iniziato a reagire alle trasformazioni globali, ma deve ora dimostrare rapidità e unità. L’Europa dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche e istituzioni solide: deve trasformare questi asset in decisioni e investimenti concreti.

Le Considerazioni finali del 2026 tracciano dunque un percorso chiaro: governare la tecnologia, rafforzare la produttività, sostenere i giovani, evitare nuove fratture sociali e prepararsi a shock energetici e geopolitici che potrebbero ridefinire la traiettoria economica dei prossimi anni.


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