Caro benzina prezzo carburante

La corsa dei prezzi dei carburanti continua senza rallentare e riporta il costo del rifornimento su livelli che non si vedevano da tempo. Le ultime rilevazioni diffuse da Staffetta Quotidiana indicano che il diesel ha raggiunto i valori più alti dal luglio 2022, mentre la benzina è ai massimi da quasi un anno, con un trend di crescita che coinvolge l’intera rete distributiva italiana.

Il dato più evidente riguarda il gasolio, che nel servizio in autostrada può arrivare fino a circa 2,2 euro al litro, mentre anche la benzina registra un incremento diffuso dei prezzi sia nella modalità self service sia nel servito. L’aumento è stato alimentato anche dagli aggiornamenti dei listini da parte delle compagnie energetiche: tra le principali variazioni segnalate figurano i ritocchi verso l’alto decisi da Q8 e Tamoil, che hanno rivisto i prezzi consigliati con incrementi significativi soprattutto per il gasolio.

Nel dettaglio, i dati raccolti dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, elaborati da Staffetta su circa 20 mila impianti di distribuzione, mostrano che la benzina self service si attesta in media a 1,782 euro al litro, mentre il diesel self service raggiunge 1,965 euro al litro. Nel servizio assistito i prezzi risultano ancora più elevati: la benzina servita arriva a 1,917 euro al litro, mentre il gasolio servito supera i 2,09 euro al litro.

La crescita non riguarda solo benzina e diesel. Anche gli altri carburanti mostrano una dinamica al rialzo. Il Gpl servito sale a circa 0,702 euro al litro, mentre il metano raggiunge 1,475 euro al chilogrammo. Anche il Gnl registra un lieve aumento, attestandosi intorno a 1,232 euro al chilogrammo.

Sulle autostrade, dove tradizionalmente i prezzi sono più elevati rispetto alla rete ordinaria, il costo dei carburanti risulta ancora più alto. La benzina self service supera 1,86 euro al litro e il diesel self service oltrepassa i 2 euro, mentre nel servizio assistito il gasolio arriva fino a 2,276 euro al litro. In questi contesti anche Gpl, metano e Gnl registrano prezzi superiori rispetto alla media nazionale.

Alla base della nuova fase di rialzi c’è soprattutto l’andamento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, che negli ultimi mesi ha registrato una nuova crescita. Secondo le analisi riportate da Staffetta, questa dinamica potrebbe aprire la strada a un possibile intervento pubblico attraverso il meccanismo delle accise mobili, previsto dalla normativa italiana per compensare l’aumento delle entrate fiscali legate al rincaro del greggio.

Il sistema consente al Ministero dell’Economia e delle Finanze di ridurre temporaneamente le accise sui carburanti quando il prezzo del petrolio aumenta oltre una certa soglia di riferimento. La misura mira a compensare l’incremento dell’Iva incassata dallo Stato a causa dei prezzi più alti del greggio.

Un meccanismo simile è stato applicato nel 2022 dal governo guidato da Mario Draghi, quando venne introdotto un taglio delle accise di circa 25 centesimi al litro, pari a 30 centesimi considerando anche l’Iva. In quel caso l’intervento fu sostenuto anche dai proventi della cosiddetta tassa sugli extraprofitti delle società energetiche.

La norma sulle accise mobili ha precedenti anche più lontani nel tempo. Venne infatti applicata per la prima volta nel 2008 durante il governo Romano Prodi, quando il ministero dello Sviluppo economico era guidato da Pier Luigi Bersani e quello dell’Economia da Tommaso Padoa-Schioppa. In quell’occasione lo sconto fu limitato nel tempo, durando circa un mese e riducendo le accise di circa due centesimi al litro.

Il meccanismo è stato successivamente modificato nel 2023 dal governo guidato da Giorgia Meloni, con l’obiettivo di rendere più rapido l’intervento in presenza di forti oscillazioni del prezzo del petrolio.

La norma prevede che il ministero possa intervenire quando il prezzo medio mensile del Brent supera il valore di riferimento indicato nel Documento di economia e finanza. Nel Documento programmatico di finanza pubblica dell’ottobre 2025 il prezzo di riferimento per il 2026 è stato fissato a 66,1 dollari al barile, equivalenti a circa 55,1 euro al barile considerando un cambio euro-dollaro pari a 1,2.

I dati più recenti indicano che a gennaio il Brent si è attestato proprio intorno a 55,1 euro al barile, mentre a febbraio è salito a circa 58,7 euro. Nei primi giorni di marzo il prezzo ha compiuto un ulteriore balzo arrivando fino a circa 72 euro al barile, un livello che supera nettamente la soglia di riferimento prevista dalla normativa.

Secondo le analisi di Staffetta Quotidiana, le condizioni tecniche per l’attivazione delle accise mobili ci sarebbero dunque già, anche se la decisione finale spetta al governo e dipenderà dalle valutazioni di finanza pubblica e dall’andamento dei mercati energetici nelle prossime settimane.

Nel frattempo, per automobilisti e imprese di trasporto, il costo dei carburanti torna a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sui bilanci, in un contesto economico in cui il prezzo dell’energia continua a influenzare in modo significativo inflazione, logistica e costi di produzione.


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