Ponte sullo Stretto di Messina No ponte

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’iter di approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros, ha portato all’esecuzione di perquisizioni nei confronti di tre persone: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.

Secondo l’impianto accusatorio, i tre avrebbero tentato di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera Cipess n. 41/25, con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte. La Procura contesta a Miele di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati e sull’andamento della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sull’atto, mettendo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile.

In cambio, secondo gli inquirenti, l’ex magistrato avrebbe ricevuto o accettato la promessa di utilità personali, tra cui raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da “Accademia Calabria” e interventi presso terzi per sostenere le sue aspirazioni professionali dopo il pensionamento, avvenuto nel febbraio 2026. Le condotte contestate risalirebbero all’autunno del 2025.

La Procura sostiene inoltre che Virgiglio e Saccomanno avrebbero cercato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo, rivelando a soggetti terzi notizie coperte da segreto istruttorio. Miele, dal canto suo, avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’iter interno della Corte dei Conti, impegnandosi anche a predisporre una memoria difensiva da consegnare al commercialista della società Stretto di Messina dopo una decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025. In una conversazione intercettata, l’ex magistrato avrebbe manifestato interesse a ottenere “cariche apicali in organismi di diritto pubblico” dopo il pensionamento, citando anche la possibilità di aspirare alla presidenza dell’Antitrust o di una società partecipata.

Le perquisizioni, eseguite a Roma, in provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone, hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici e documenti che saranno analizzati per verificarne la rilevanza probatoria.

Dalle carte emergono anche intercettazioni ambientali in cui Miele definisce la situazione “critica”, lasciando intendere di aver visionato documenti riservati dell’istruttoria sul Ponte. In un passaggio, l’ex magistrato afferma: “L’importante è che tu dai comunque il report… che io sto sul pezzo”, frase che secondo gli inquirenti confermerebbe la disponibilità a mantenere un flusso informativo costante verso i privati coinvolti.

Sul fronte istituzionale, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha espresso “sorpresa” per le notizie emerse, ribadendo che la società è “totalmente estranea ai fatti” e confermando la piena disponibilità a collaborare con la magistratura. Ciucci ha sottolineato che la società prosegue il proprio lavoro “con massima trasparenza”, nel rispetto delle prescrizioni della Corte dei Conti e delle disposizioni del decreto “Commissari” dell’11 marzo 2026.

L’inchiesta arriva in una fase cruciale per il progetto del Ponte, al centro di un complesso iter tecnico‑amministrativo e di un intenso dibattito politico. Le verifiche della magistratura potrebbero avere ripercussioni sui tempi e sulle procedure, mentre resta ferma la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.


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