Confcommercio Giorgia Meloni

L’Assemblea Generale di Confcommercio, ospitata all’Auditorium della Conciliazione, diventa il luogo in cui si intrecciano visioni economiche, richieste delle imprese e priorità politiche del governo. Sul palco, dopo la relazione del presidente Carlo Sangalli, interviene la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ribadisce la linea dell’esecutivo su fisco, regole e crescita.

Meloni conferma l’intenzione del governo di proseguire nella riduzione del carico fiscale sul ceto medio, definito “il cuore produttivo del Paese”. “Non intendiamo fermarci – afferma –. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano costruirlo, dopo decenni di sacrifici”. Un messaggio politico chiaro, rivolto a una platea che rappresenta una parte significativa del tessuto economico nazionale.

Nel suo intervento, la premier insiste sul tema della legalità: “Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole. Non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita”. Un riferimento diretto alle misure introdotte dal governo contro le attività “apri e chiudi”, considerate distorsive della concorrenza e dannose per gli operatori regolari.

Meloni richiama poi due emergenze strutturali: la condizione delle giovani generazioni, che necessitano di maggiori opportunità, e la crisi demografica, definita “uno dei più grandi problemi economici del Paese”. Confcommercio, aggiunge, è “una delle colonne del sistema Italia, una forza che nasce dal basso e che rappresenta uno dei motori più identitari e dinamici dell’economia nazionale”.

La relazione di Carlo Sangalli fotografa un Paese sospeso tra fragilità e potenzialità. “In Italia c’è incertezza, ma anche una sensazione di potercela fare”, afferma. I fondamentali dell’economia restano “confortanti”, ma Sangalli non nasconde le criticità: la crisi di fiducia dei giovani, la bassa partecipazione femminile al lavoro, il peso dell’energia e la necessità di affrontare le transizioni – ambientale e digitale – con una strategia europea.

Il presidente di Confcommercio richiama anche le trasformazioni delle città italiane, spesso prive di un disegno organico. Da un lato la desertificazione commerciale, con oltre 156mila esercizi chiusi negli ultimi tredici anni; dall’altro fenomeni come l’affitto breve indiscriminato, che rischiano di alterare l’equilibrio urbano e penalizzare le imprese dell’accoglienza. Per Sangalli, la risposta passa da “regole chiare, stabili ed eque”.

A chiudere il quadro arriva il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che richiama alla responsabilità delle parti sociali e alla necessità di un dialogo autentico tra istituzioni e società. In un contesto internazionale “sempre più difficile e sfidante”, il capo dello Stato invita a promuovere un modello di sviluppo coerente con la sostenibilità sociale e ambientale, sottolineando che la coesione passa anche dalla corretta regolazione del mercato del lavoro e dalla tutela dei lavoratori.

L’assemblea di Confcommercio si conferma così un osservatorio privilegiato sulle tensioni e le prospettive dell’economia italiana: un Paese che affronta sfide complesse, ma che – come ricordano sia Sangalli sia Meloni – conserva la convinzione di poter crescere, innovare e competere.


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