Adolfo Urso Auto elettriche - stellantis

Il monito arriva forte e chiaro da Bruxelles: “Il settore dell’auto sta collassando in Europa”. A lanciare l’allarme è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto in sessione pubblica al Consiglio Ue Competitività.

Urso ha descritto una situazione drammatica, sottolineando che ogni giorno vengono annunciate chiusure di stabilimenti e licenziamenti a catena nell’intera filiera automotive. Una crisi che non riguarda solo i costruttori, ma anche l’indotto fatto di fornitori, subfornitori e servizi collegati, con impatti potenzialmente devastanti sul tessuto economico e sociale europeo.

L’appello all’Europa

Per il ministro italiano, la risposta non può essere ideologica né ancorata a obiettivi astratti: “È fondamentale affrontare con realismo, senza paraocchi ideologici ma con flessibilità e pragmatismo, quello di cui necessita la nostra Europa”, ha dichiarato.

Il riferimento è evidente al percorso di transizione ecologica e digitale imposto dall’Ue, che sta accelerando la riconversione dell’automotive verso l’elettrico. Una strategia che, secondo molti operatori e governi, rischia di mettere in ginocchio interi comparti produttivi, soprattutto in Paesi con una forte tradizione manifatturiera come Italia, Germania e Francia.

La sfida della transizione

La crisi del settore auto si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione industriale. La transizione green, gli investimenti necessari per la riconversione degli impianti e la competizione globale con giganti come Cina e Stati Uniti rappresentano le sfide decisive dei prossimi anni.

Le parole di Urso puntano a rimettere al centro del dibattito europeo la necessità di un approccio realistico, capace di bilanciare obiettivi ambientali, sostenibilità economica e salvaguardia occupazionale.

Il messaggio al Consiglio Competitività è chiaro: senza un aggiustamento delle politiche comunitarie, il rischio è che l’Europa perda competitività e milioni di posti di lavoro, aprendo la strada a un declino industriale che il continente non può permettersi.


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