La riforma del Testo unico della finanza torna al centro del dibattito economico e istituzionale. Durante l’audizione davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Finanze di Camera e Senato, il rappresentante della Banca d’Italia, Giuseppe Siani, ha definito il decreto legislativo in attuazione della delega della Legge Capitali “un passaggio importante per favorire l’espansione del mercato dei capitali in Italia”. Un giudizio che evidenzia la necessità di consolidare il sistema finanziario nazionale e di renderlo finalmente comparabile a quello dei principali partner europei.
Il nodo centrale resta la struttura del mercato italiano, ancora caratterizzato da una forte dipendenza dal credito bancario e da una ridotta capacità di attrarre capitali privati, soprattutto verso le imprese innovative e quelle ad alto potenziale. Secondo Siani, la capitalizzazione delle società quotate in rapporto al Pil rimane estremamente bassa, segnale di un’economia in cui il ricorso alla Borsa come strumento di crescita è ancora percepito con cautela, soprattutto dalle piccole e medie imprese.
Accanto a questo limite strutturale emerge un altro elemento critico: il venture capital in Italia risulta ancora sottodimensionato rispetto a Paesi come Francia e Germania, dove gli investimenti in startup e imprese tecnologiche rappresentano uno dei motori della competitività industriale ed economica. Il basso livello di capitali di rischio disponibili non riduce soltanto la capacità innovativa, ma contribuisce a frenare la crescita dimensionale delle imprese che ambiscono a scalare, internazionalizzarsi o puntare a un futuro ingresso in Borsa.
L’intervento normativo sulla riforma del TUF si inserisce quindi in una strategia più ampia che mira a rendere il mercato dei capitali più accessibile, più dinamico e meglio integrato con i circuiti finanziari europei. L’obiettivo politico ed economico è duplice: avvicinare gli investitori istituzionali alle imprese e favorire una cultura finanziaria che superi la visione tradizionale fondata quasi esclusivamente sul debito bancario.
Il percorso, tuttavia, non è ancora concluso. Restano aperti interrogativi sulla capacità del sistema di accompagnare le PMI nei processi di quotazione, sulla continuità degli incentivi fiscali dedicati ai capitali privati e sulla necessità di strumenti regolatori in grado di garantire trasparenza e protezione degli investitori, senza appesantire l’accesso al mercato.
In questo scenario, il giudizio positivo della Banca d’Italia rappresenta un segnale politico rilevante. La riforma del TUF non è solo una modifica normativa, ma una possibile accelerazione verso un modello economico che punta a competere globalmente. Se sarà sufficiente, lo diranno i numeri dei prossimi anni: capitalizzazione, investimenti privati e livello di fiducia degli operatori.
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