L’economia italiana frena. Nel terzo trimestre del 2025, secondo le stime diffuse dall’Istat, il prodotto interno lordo (Pil) è rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente, dopo la lieve contrazione registrata nei mesi primaverili. Su base annua, la crescita si attesta a +0,4%, segnando un rallentamento rispetto ai primi due trimestri dell’anno.
Il risultato porta la variazione acquisita per il 2025 allo 0,5%, confermando un profilo di crescita contenuta ma positiva. Il terzo trimestre, fa sapere l’Istat, ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al periodo precedente e lo stesso numero rispetto al terzo trimestre del 2024, elemento che ha contribuito a mantenere la stabilità dei livelli produttivi.
La dinamica congiunturale riflette andamenti divergenti tra i settori produttivi: in aumento il valore aggiunto del comparto agricolo, silvicoltura e pesca, in diminuzione quello dell’industria, mentre i servizi mostrano una sostanziale stabilità. Dal punto di vista della domanda, il trimestre si caratterizza per un contributo negativo della componente nazionale (consumi e investimenti), compensato da un apporto positivo della componente estera netta, segno di un buon andamento delle esportazioni rispetto alle importazioni.
La fotografia che emerge è quella di un’economia che, pur evitando una nuova contrazione, fatica a ritrovare slancio. “La sostanziale stazionarietà dell’economia – spiega l’Istat – è il risultato di una crescita del valore aggiunto del comparto primario, di una riduzione più contenuta dell’industria e di una stabilità dei servizi”.
Il quadro macroeconomico resta quindi di prudente equilibrio, in un contesto internazionale ancora incerto, segnato da tensioni geopolitiche, dinamiche inflazionistiche moderate e una domanda interna debole. La crescita, per ora, è sostenuta dall’export e dal comparto agricolo, mentre il manifatturiero e i consumi delle famiglie continuano a mostrare segnali di fragilità.
Con il quarto trimestre alle porte, l’attenzione si sposta sulle politiche fiscali e industriali che il Governo potrà mettere in campo per sostenere la produzione e i redditi, evitando che la stagnazione si trasformi in una nuova fase di arretramento.
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