guardia di finanza

L’inchiesta esplosa ad Avellino sulla presunta frode da 1,7 miliardi di euro legata ai crediti fiscali dell’ecobonus segna uno dei casi giudiziari più rilevanti dall’introduzione dei bonus edilizi. Le indagini della Guardia di Finanza di Napoli e Avellino, coordinate dalla Procura irpina, hanno portato a 14 misure cautelari, tra cui 4 custodie in carcere e 7 arresti domiciliari, mentre per altri indagati sono stati applicati obblighi di firma, divieto di dimora e misure interdittive, inclusa la sospensione dall’attività professionale per un commercialista.

Secondo l’impianto accusatorio, l’organizzazione avrebbe generato in modo illecito crediti fiscali per lavori di efficientamento energetico mai realizzati, talvolta riferiti a immobili inesistenti o mai accatastati. La struttura operativa, ricostruita dagli inquirenti, si sarebbe basata sullo sfruttamento dei meccanismi di cessione dei crediti, introdotti con finalità economiche espansive ma rivelatisi terreno fertile per operazioni speculative e frodi sistemiche.

Le ipotesi di reato contestate includono associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio, dichiarazione infedele e omessa dichiarazione fiscale. La collaborazione tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, attraverso la struttura di controllo sugli illeciti fiscali, ha permesso di mappare la catena di trasformazione dei crediti, i passaggi tra soggetti economici e i tentativi di monetizzazione tramite cessione e compensazioni tributarie.

Già nel marzo 2023 era stato disposto un sequestro preventivo d’urgenza, poi convalidato dal gip, per bloccare i crediti digitali ritenuti inesistenti. Nonostante l’intervento, alcuni indagati sarebbero riusciti a monetizzare 13,7 milioni, trasferiti successivamente su conti correnti italiani ed esteri. Una porzione definita marginale rispetto alla cifra complessiva, ma comunque indicativa della capacità operativa del sistema rispetto ai controlli iniziali.

La vicenda rilancia un nodo politico irrisolto: il bilanciamento tra spesa pubblica espansiva e infrastrutture di verifica adeguate. Il meccanismo dei crediti edilizi, pensato per sostenere crescita e transizione energetica, ha generato effetti ambivalenti. Da un lato ha alimentato investimenti, liquidità e un aumento significativo del Pil; dall’altro ha aperto varchi normativi che hanno favorito frodi su scala industriale, aggravando il peso fiscale e imponendo successive restrizioni legislative.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se la rete di complicità fosse limitata a un gruppo ristretto o parte di una catena più ampia di operatori economici, intermediari e società cartiere. L’inchiesta andrà a inserirsi nel crescente dibattito parlamentare per una revisione strutturale dei bonus edilizi, con l’obiettivo dichiarato di conciliare incentivi, sostenibilità finanziaria e disciplina antifrode.


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