La Banca d’Italia presenta a Napoli il rapporto annuale “L’economia della Campania”, un documento che restituisce l’immagine di una regione in crescita moderata, ma più dinamica rispetto alla media nazionale e al resto del Mezzogiorno. Nel 2025 l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) ha registrato un aumento del 0,9%, un ritmo contenuto ma stabile, che si è intensificato negli ultimi mesi dell’anno grazie al miglioramento dei servizi, al recupero dell’industria e alla solidità del comparto delle costruzioni.
Il tessuto produttivo mostra segnali di riequilibrio. Dopo un 2024 difficile, l’industria campana ha interrotto la fase negativa: il saldo tra imprese con fatturato in crescita e in calo torna positivo. L’agroalimentare registra un miglioramento diffuso delle vendite, mentre l’automotive continua a soffrire, penalizzato dal calo della domanda interna ed estera e da una contrazione significativa dell’export verso gli Stati Uniti. I servizi, invece, consolidano la ripresa: la quota di imprese con fatturato in aumento supera di oltre un quarto quella in diminuzione. Il turismo beneficia del ritorno massiccio dei visitatori stranieri, con effetti positivi sul traffico aeroportuale e portuale, mentre le costruzioni continuano a essere sostenute dagli investimenti del PNRR e dalla spesa degli enti locali.
Gli investimenti privati crescono, ma non in modo uniforme. Le imprese campane aumentano la spesa in conto capitale, anche se la dinamica non è omogenea: nell’industria e nei servizi le quote di aziende che investono di più e di meno risultano sostanzialmente equivalenti. Le aspettative per il 2026 indicano una stabilità degli investimenti, segno di prudenza in un contesto ancora incerto.
Sul fronte dell’export, la Campania torna a crescere dopo la flessione del 2024. Il traino arriva dal farmaceutico, dagli aeromobili e dal metallurgico, mentre l’automotive continua a perdere terreno. L’agroalimentare si stabilizza, confermando la sua resilienza. Nonostante un quadro solo moderatamente espansivo, la quota di imprese in utile o in pareggio resta elevata e le riserve di liquidità rimangono ampie.
Il mercato del lavoro mostra un miglioramento significativo. L’occupazione cresce più che nel resto del Mezzogiorno e della media nazionale, con aumenti in tutti i settori, soprattutto nei servizi e nell’industria. A trainare sono i lavoratori dipendenti, mentre gli autonomi diminuiscono, in controtendenza rispetto al dato nazionale. Le nuove posizioni sono prevalentemente a tempo indeterminato; aumentano le ore lavorate e la quota di full‑time, pur restando elevato il part‑time involontario. Migliorano tasso di occupazione e partecipazione, ma restano inferiori alla media italiana. La disoccupazione scende di quasi due punti, mentre cresce il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, soprattutto nei trasporti e nel commercio.
Per le famiglie, il 2025 è stato un anno di cauto miglioramento. Il reddito disponibile reale aumenta grazie all’occupazione e alle retribuzioni, ma su un orizzonte più lungo i salari reali del settore privato mostrano un calo più marcato rispetto alla media nazionale. I consumi crescono in linea con il Paese, ma persistono fragilità profonde: una quota elevata di famiglie campane si colloca nelle fasce più basse della spesa nazionale, con maggiore incidenza di minori, stranieri e nuclei con basso livello di istruzione. L’assegno di inclusione ha coinvolto circa un decimo della popolazione, mentre il supporto per formazione e lavoro ha interessato una quota tripla rispetto alla media italiana. Una valutazione multidimensionale del benessere conferma che, pur in miglioramento, la Campania resta sotto la media nazionale.
Sul fronte finanziario, il 2025 segna un ritorno alla crescita dei prestiti al settore privato non finanziario. Aumentano i finanziamenti alle imprese, soprattutto medio‑grandi, nel manifatturiero e nei servizi; restano invece in calo, seppur meno intensamente, quelli alle costruzioni e alle piccole imprese. I mutui abitativi accelerano, sostenuti dal mercato immobiliare, mentre il credito al consumo continua a espandersi grazie ai prestiti personali. I tassi di interesse si riducono rispetto ai picchi della fase restrittiva della politica monetaria, e molte grandi imprese hanno mitigato l’impatto dei costi finanziari grazie a strumenti di copertura. La qualità del credito peggiora leggermente per il settore produttivo, ma resta su livelli storicamente contenuti; la rischiosità dei prestiti alle famiglie rimane bassa. Depositi e attività finanziarie delle famiglie crescono, trainati dagli acquisti di fondi comuni e titoli di Stato.
La finanza pubblica decentrata mostra un rafforzamento della spesa degli enti territoriali, soprattutto per investimenti, grazie alle risorse del PNRR e delle politiche di coesione. Gli interventi si concentrano su edilizia scolastica, residenziale e infrastrutture idriche. La spesa corrente cresce meno, anche per la riduzione degli acquisti di beni e servizi. Nonostante un miglioramento dei saldi, i Comuni campani presentano ancora una maggiore diffusione di squilibri finanziari rispetto alla media nazionale. Prosegue invece il calo del debito delle amministrazioni locali. Sul fronte digitale, l’offerta di servizi online cresce in modo significativo, pur restando indietro rispetto al resto del Paese; la connettività è in linea con la media nazionale, mentre le competenze digitali del personale risultano ancora insufficienti, nonostante le iniziative formative avviate.
Il rapporto restituisce l’immagine di una Campania che cresce, ma non decolla, sostenuta da settori dinamici e da investimenti pubblici, mentre continua a confrontarsi con fragilità strutturali che richiedono politiche mirate e continuità negli interventi.
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