Edmondo Cirielli regionali Campania

La corsa elettorale per la Regione Campania entra nella fase finale e la candidatura di Edmondo Cirielli, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e liste civiche, rappresenta l’asse strategico con cui il centrodestra intende riconquistare la guida regionale. La narrazione politica di Cirielli si costruisce su una diagnosi severa della situazione attuale e su una promessa sintetica ma strutturata: «Serve un cambio di passo immediato». Proprio sul confronto con il passato, in particolare sul decennio a guida De Luca, infatti, si è incentrata la sua campagna elettorale.

Il confronto elettorale mette al centro la questione sanitaria, un terreno su cui il candidato concentra le critiche più dure all’amministrazione uscente. Le sue dichiarazioni insistono sulle liste di attesa giudicate insostenibili, sui pronto soccorso in collasso e sulla carenza cronica di personale come segnali non più gestibili. Nel suo programma la priorità è ristabilire una governance sanitaria più razionale e veloce, utilizzando in modo più efficiente le risorse nazionali e introducendo una gestione organizzativa più rigida e misurabile. L’obiettivo dichiarato è ripristinare un sistema sanitario funzionante attraverso una logica di pragmatismo operativo.

L’autonomia differenziata costituisce uno dei punti più distintivi della piattaforma politica di Cirielli. A differenza del fronte progressista, che guarda alla riforma come a una possibile minaccia per l’uguaglianza dei servizi, il candidato del centrodestra ne difende applicazione e filosofia. La formula che utilizza — “a invarianza di spesa” — è una risposta alle paure di squilibrio territoriale e fa riferimento ai Livelli Essenziali delle Prestazioni, che secondo lui garantiranno equità nazionale evitando disparità. La sua posizione mira a trasformare l’autonomia in un’opportunità per la Campania, con l’intenzione di rivendicare un ruolo più forte del Mezzogiorno nella gestione delle competenze e delle risorse, posizionandosi come “garante dei campani e dei meridionali”.

Il tema del lavoro diventa un tassello cruciale nel suo schema, soprattutto alla luce dei dati sull’esodo giovanile. Cirielli richiama la perdita di 200 mila giovani negli ultimi dieci anni come simbolo della crisi strutturale e propone un assessorato specifico dedicato alla formazione, finanziato con fondi europei e costruito insieme agli ordini professionali. La sua visione sul welfare lavorativo si distanzia dal modello del reddito assistenziale e si sposta verso un sistema in cui il sostegno economico diventa vincolato alla formazione e alla transizione occupazionale.

Il dibattito sul condono edilizio apre un fronte politico e identitario. Cirielli sostiene che l’emendamento inserito nella legge di bilancio dovrebbe essere interpretato come un atto di giustizia verso i cittadini campani, rimasti secondo lui esclusi dal condono del 2003 per responsabilità politiche del centrosinistra. La sua linea prevede una mappatura delle zone rosse e l’applicazione selettiva delle sanatorie dove tecnicamente possibile, con la promessa di applicare la misura qualora il Parlamento renda lo strumento utilizzabile.

La retorica finale che accompagna il candidato è diretta e ruota attorno al confronto tra passato e presente: «Se stanno peggio rispetto a dieci anni fa, allora votino il centrodestra». Una formula che punta a trasformare la percezione di insoddisfazione in scelta elettorale.

Cirielli presenta quindi un modello politico basato su rapidità decisionale, autonomia regionale, efficienza amministrativa e politiche mirate sull’occupazione. La sua strategia punta a costruire una narrazione di riscatto del territorio campano, suggerendo l’idea di una regione che non vuole più essere percepita come periferica, ma come polo identitario e operativo del Mezzogiorno.


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