Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti

Con l’entrata in vigore dell’articolo 13 della Legge 23 settembre 2025, n. 132, che disciplina l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha apportato modifiche sostanziali al proprio Codice deontologico, aggiornando gli articoli 21 e 45 — nonché il Codice delle sanzioni — per recepire le nuove regole.

Le novità stabiliscono che, nell’esecuzione di un incarico, un professionista può impiegare sistemi di intelligenza artificiale solo per attività strumentali e di supporto, come la ricerca documentale, la predisposizione di bozze o la gestione di dati, ma non per sostituire la propria attività intellettuale: la valutazione di fatti, l’interpretazione delle norme, le decisioni critiche devono restare esclusivamente di sua competenza.

Inoltre, il professionista che fa ricorso all’IA deve assumersi pienamente la responsabilità e il controllo dell’intero processo. Ciò implica verifiche rigorose sulle fonti e sulla veridicità dei dati elaborati, assicurarsi che i sistemi utilizzati siano conformi alle norme di sicurezza e privacy, e avere competenze adeguate sul funzionamento della tecnologia adottata.

A tutela del rapporto fiduciario con il cliente, è inoltre obbligatorio informare in modo chiaro, semplice ed esaustivo se e come si impiega l’intelligenza artificiale nella prestazione professionale. Per agevolare tale comunicazione, il CNDCEC ha messo a disposizione una clausola contrattuale tipo da inserire nei mandati professionali.

Le modifiche sono operative dal 21 novembre 2025, come indicato dall’“Informativa 178/2025” del Consiglio.  In caso di violazioni deontologiche — ad esempio se l’IA viene usata in modo da sostituire la valutazione umana o senza adeguata trasparenza — il professionista rischia la sospensione disciplinare da tre a sei mesi.

Questa evoluzione normativa rappresenta un punto di equilibrio delicato in un momento storico di profonda trasformazione digitale delle professioni intellettuali. Da un lato, si riconosce il valore dell’innovazione tecnologica e la potenzialità dell’intelligenza artificiale come strumento di efficienza e supporto; dall’altro, si afferma con forza la centralità del giudizio umano, dell’autonomia professionale e della responsabilità personale.

Il nuovo assetto normativo apre scenari concreti: gli studi professionali dovranno aggiornarsi, formare i propri collaboratori, adeguare le lettere di incarico e adottare procedure chiare di trasparenza verso i clienti. In un contesto in cui l’IA diventa sempre più pervasiva, la sfida sarà garantire che la tecnologia resti — come recita una definizione ormai consolidata — un “aiuto intelligente”, non un sostituto del sapere e del ruolo del professionista.


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