La Cgil ha presentato un esposto alla Corte dei Conti chiedendo di accertare se nella gestione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina siano stati impiegati correttamente i fondi pubblici o se vi siano i presupposti di un danno erariale. L’iniziativa, firmata dal segretario generale Maurizio Landini, segna un nuovo capitolo nel dibattito nazionale su una delle opere più controverse degli ultimi decenni.
Secondo il sindacato, la questione non riguarda una contrapposizione ideologica né un rifiuto pregiudiziale dell’infrastruttura. La Cgil sostiene che il punto centrale sia la tutela del denaro pubblico, soprattutto in una fase in cui il Mezzogiorno necessita di investimenti immediati e mirati. Landini lo ha ribadito con una formula netta: “Ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno”.
L’esposto chiede alla magistratura contabile di verificare l’intero iter amministrativo e finanziario del progetto, compresi gli stanziamenti già effettuati, le consulenze, gli affidamenti e le spese preliminari. L’obiettivo è accertare se le risorse siano state utilizzate in modo proporzionato e giustificato rispetto allo stato di avanzamento dell’opera, che ad oggi non ha ancora superato la fase progettuale.
La mossa della Cgil arriva in un momento di forte polarizzazione politica. Da un lato il governo considera il Ponte un’infrastruttura strategica per la mobilità e la competitività del Paese; dall’altro, una parte dell’opinione pubblica e del mondo accademico continua a sollevare dubbi sulla sostenibilità economica, ambientale e tecnica dell’opera.
L’esposto alla Corte dei Conti introduce ora un elemento istituzionale che potrebbe incidere sul percorso del progetto. Se venissero accertate irregolarità o sprechi, la magistratura contabile potrebbe avviare ulteriori approfondimenti o contestazioni, con potenziali ripercussioni sui tempi e sulle modalità di realizzazione.
La vicenda si inserisce nel più ampio tema della programmazione infrastrutturale nel Mezzogiorno, dove la necessità di interventi su sanità, mobilità interna, edilizia scolastica e reti digitali resta una priorità. Il Ponte sullo Stretto, per la Cgil, rischia di sottrarre risorse a queste urgenze, mentre per il governo rappresenta un investimento di lungo periodo capace di generare sviluppo.
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