Ex Ilva di taranto

L’Unione europea accende il semaforo verde su uno dei dossier industriali più delicati del Paese. La Commissione europea ha autorizzato un prestito ponte fino a 390 milioni di euro a favore di Acciaierie d’Italia, ritenendolo compatibile con le norme sugli aiuti di Stato. Una decisione che consente allo stabilimento ex Ilva di continuare a operare in una fase di transizione cruciale, evitando l’arresto delle attività produttive e il collasso finanziario immediato.

Secondo quanto chiarito dall’esecutivo comunitario, la misura è finalizzata a coprire i costi operativi dell’azienda fino al trasferimento delle attività a un nuovo operatore, che sarà individuato attraverso la procedura di gara attualmente in corso. Il prestito rientra nello schema degli aiuti di salvataggio, concepiti come strumenti temporanei e straordinari per imprese in difficoltà, purché accompagnati da un percorso credibile di discontinuità e rilancio.

Il via libera di Bruxelles rappresenta un passaggio decisivo anche sul piano politico, perché certifica il rispetto delle regole europee in una vicenda spesso al centro di tensioni tra Roma e l’Ue. Al tempo stesso, segnala l’urgenza di una soluzione industriale stabile per il principale polo siderurgico italiano, strategico non solo per l’occupazione ma per l’intera filiera manifatturiera nazionale.

Sul fronte della cessione, intanto, il processo entra in una fase operativa. Una delegazione di tecnici del fondo statunitense Flacks Group ha avviato una nuova visita allo stabilimento di Taranto, dopo i sopralluoghi già effettuati nei siti di Genova e Novi Ligure. L’obiettivo è una valutazione tecnica approfondita degli impianti, propedeutica alla definizione dei termini dell’operazione. Assente in questa fase il fondatore Michael Flacks, basato a Miami, che nei giorni scorsi ha comunque incontrato i commissari straordinari a Milano.

Il fondo americano è attualmente in trattativa esclusiva per l’acquisizione dell’intero gruppo siderurgico, un passaggio che potrebbe segnare una svolta dopo anni di crisi, amministrazione straordinaria e interventi pubblici emergenziali. Parallelamente, Flacks starebbe dialogando con alcuni operatori italiani del settore, con l’obiettivo di costruire una partnership industriale capace di rafforzare la governance e la sostenibilità del progetto nel medio-lungo periodo.

Il prestito autorizzato dall’Ue non risolve dunque il nodo strutturale dell’ex Ilva, ma crea una finestra temporale indispensabile per portare a compimento la cessione e per evitare uno scenario di chiusura disordinata. La sfida ora si gioca tutta sulla credibilità del piano industriale futuro, sull’equilibrio tra produzione, occupazione e sostenibilità ambientale e sulla capacità del nuovo assetto di restituire stabilità a un asset considerato strategico per l’economia italiana.


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